La mappa dei bimbi operai

03/11/2000



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3 Novembre 2000Oggi in edicola Pagina 25
La mappa dei bimbi operai
Prima la Campania, ma nel Nord i più sfruttati
La ricerca della Cgil: i baby lavoratori sono 400 mila, 227 mila nel Sud

di RICCARDO DE GENNARO


ROMA – Prima Campania, seconda Sicilia, terza Puglia, quarta Lombardia. È questa la testa della classifica della vergogna, quella – per regioni – del lavoro minorile. Sono 227 mila i bambini che lavorano nel Sud, 141 mila quelli del Nord, stima la Cgil. Il numero delle bambine si avvicina molto a quello dei bambini: 175 mila contro 200 mila circa. Nel Mezzogiorno i bambini lavorano per conto terzi, nel Centro-Nord più che altro nelle microimprese familiari. Ed è qui, paradossalmente, che sono più sfruttati: lavorano più ore e più spesso nelle fasce orarie cosiddette "insalubri", prima delle sette del mattino, dopo le otto di sera. Viceversa i bambini del Sud cominciano a lavorare più presto: i casi di minori che cominciano a lavorare a 7-8 anni si trovano in Campania e Puglia, non in Lombardia.
Storie da vecchio libro Cuore. "Anche il piccolo scrivano fiorentino lavorava tutte le notti per aiutare la famiglia in difficoltà", dice la vignetta di Giuliano contenuta nello studio della Cgil su "Lavoro e lavori minorili", curata da Gianni Paone e Anna Teselli e che per la prima volta offre un documentato spaccato di un fenomeno diffuso in larga parte nelle aree del lavoro sommerso.
Se non è la miseria materiale ("devo aiutare papà e mamma", dice buona parte dei 600 bambini interpellati dai ricercatori), la causa del lavoro minorile è la miseria culturale ("la scuola è tempo perso, i soldi mi servono per farmi il telefonini", ribatte un secondo gruppo). Di chi è la colpa? La ricerca della Cgil individua tre colpevoli: la famiglia, il territorio, la scuola. "Da un lato i bambini che lavorano sono completamente schiacciati del modello culturale imposto loro dalla famiglia – dice Anna Teselli – dall’altro non trovano aiuto nella scuola. Abbiamo incontrato direttori scolastici che ragionano in questo modo: quel bambino è meglio se va a lavorare, qui è soltanto di disturbo". È la vecchia storia del bambino "troppo vivace".
La necessità di lavoro deprofessionalizzato a costo quasi zero delle imprese del sommerso gioca un ruolo decisivo anche per il futuro dei bambini-schiavi. Che tipo di lavoratori saranno nei prossimi anni? È facile prevederlo: lavoratori marginali, precari, nuovamente sfruttati. Se non si interviene, la loro vita sarà sempre un calvario.