La manovra scontenta tutti. Al Senato nuova fiducia

22/12/2009

Senza discussione e senza alcuna possibilità di modifica da parte del Parlamento, la Finanziaria arriva oggi in Senato, dove l’attende l’ennesimo voto di fiducia. Nell’ultima versione licenziata dalla Camera (con la fiducia) e confermata dalla commissione Bilancio del Senato (gli emendamenti sono stati tutti bocciati), vale 11,139 miliardi nel 2010 in termini di indebitamento netto (maggiori entrate più minori spese), 2,9 miliardi nel 2011 e 4,152 miliardi nel 2012. Le opposizioni, ma anche una parte della maggioranza, soprattutto i senatori dell’area vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini (che a Montecitorio ha duramente criticato la scelta di mettere la fiducia) insistono perché la manovra non venga blindata. L’esecutivo sta valutando la questione,masi tratta di una decisione che dipenderà anche dal numero degli emendamenti che verranno presentati. In ogni caso il ministero dell’Economia non ha nessuna voglia di rischiare una quarta lettura alla Camera, nel bel mezzo delle festività natalizie: una coda che si renderebbe necessaria se al Senato fosse modificata anche solo una parola del testo già approvato, con la fiducia a Montecitorio.
FAMIGLIE
Nel testo varato da Tremonti non ci sono interventi anti crisi, misure per le famiglie. L’unico segnale potrebbe arrivare a gennaio. Allo studio per decreto ci sono l’aumento delle detrazioni fiscali per i figli a carico. La misura potrebbe essere circoscritta alle famiglie numerose e a basso reddito. Altra misura è l’estensione degli sconti sulle bollette, gas ed elettricità, oggi già in vigore per le famiglie meno abbienti. Ma nulla più finora si è parlato di incentivi per cambiare l’automobile, detrazioni fiscali più pesanti per i figli a carico, estensione della sperimentazione della cedolare secca sugli affitti (ora circoscritta alla provincia dell’Aquila), bonus per l’acquisto di mobili, elettrodomestici e personale computer, alleggerimento dell’Irap per le imprese attraverso lo scomputo delle perdite o degli interessi passivi, sgravi fiscali per le banche che hanno sottoscritto la moratoria per i debiti delle piccole e medie imprese. Ma non sono ancora entrati nella manovra. Le misure dovrebbe rientrare nel decreto di legge fiscale di gennaio. Tutto dipenderà da quanti denari farà rientrare lo scudo prorogato fino ad aprile.
IMPRESE
Ma se non c’è nulla per le famiglie poco c’è anche per le imprese. Che vedranno allungarsi i tempi per il decreto che deve sbloccare definitivamente gli oltre 18 miliardi stanziati dal governo per pagare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Il provvedimento, voluto dal ministro Tremonti per favorire la liquidità delle imprese e originariamente atteso a settembre, è divenuto oggetto del lavoro di un gruppo costituito ad hoc presso il Tesoro, che doveva ultimarlo entro novembre. Ad ora, però, è stato realizzato solo l’accertamento dei residui passivi, come previsto dal decreto legge anti-crisi di luglio. Mentre sul resto si procede a «un lavoro più organico» che accompagni al decreto una circolare. Insomma, non ci sono i soldi neanche per le aziende. Che hanno sempre di più il fiato corto. E con loro i lavoratori.