La manager-modello che si faceva guidare dalla maga

30/04/2004

 

 
 
 
MF Borse&Borsini
Numero 087, pag. 13 del 30/4/2004
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La manager-modello che si faceva guidare dalla maga
 
 
Due volte aveva ottenuto il titolo di ´imprenditrice dell’anno’, Gabriella Spada in Giacomelli: nel 2000 da Ernst & Young e da Assolombarda e nel 2003 dalla fondazione Marisa Bellisario. Eppure, nei momenti più bui della crisi, lei e suo marito Emanuele si facevano guidare da una maga. Nel lessico della guardia di finanza, ´sottoponevano sensibili scelte aziendali a un’operatrice dell’occulto’.

È la fotografia del gruppo Giacomelli, una meteora della finanza italiana. Da Rimini, dove nel 1992 Antonio Giacomelli aveva inaugurato il primo negozio di articoli sportivi, la società si era espansa in maniera vertiginosa. Nel 2002, secondo le fiamme gialle, aveva aperto (o acquistato) in nove paesi europei 171 punti vendita, con un fatturato consolidato di 312 milioni e 3 mila dipendenti. La crescita, sotto la guida del figlio del fondatore, Emanuele, e soprattutto di Gabriella Spada, manager energica e decisa, è costante, fino all’approdo in borsa nel 2001. L’anno successivo, però, Giacomelli compie un passo falso: l’acquisizione di Longoni sport per 76 milioni di euro, una cifra considerata altissima dagli analisti. I debiti si innalzano a circa 200 milioni, cinque volte i mezzi propri, compreso il bond da 100 milioni in scadenza nel 2007. Ma le difficoltà nascono dalle pressanti richieste dei fornitori. Lo scandalo scoppia nel giugno 2003, quando i sindaci chiedono al tribunale di Rimini la rimozione degli amministratori per il sospetto di ´gravi irregolarità’. è la prima volta che un collegio sindacale usa questo potere conferito dalla legge Draghi. Nel frattempo Giacomelli cerca un partner, con l’assistenza di Piero Gnudi e di Caretti & associati, quindi approda all’amministrazione controllata e, a novembre 2003, a quella straordinaria. Oggi la società conta 59 negozi Giacomelli, 19 Longoni e 13 X sport, con 1.286 dipendenti, di cui il 20% in cassa integrazione. I bandi per la vendita degli asset saranno pubblicati il 3 maggio. A fine gennaio l’indebitamento finanziario del gruppo era pari a 178,3 milioni (180,2 a dicembre 2003), con debiti verso fornitori per 230,9 milioni.