La lotta del terziario

12/03/2003


            12 Marzo 2003

            La lotta del terziario
            La Filcams Cgil: «Estendere i diritti a tutti i lavoratori di commercio e turismo»

            Articolo 18, molti sì
            Nella categoria crescono i consensi per il referendum di primavera.
            Se ne parlerà nel prossimo direttivo


            ANTONIO SCIOTTO
            ROMA
            Di diritti c’è bisogno anche nel mondo del commercio, della ristorazione, del turismo. Piccole aziende dove regna l’arbitrio dell’imprenditore, un esercito di giovani precari che lavorano nei musei, nella net economy, nelle ditte di pulizia, mentre chi ha ancora il classico posto da dipendente diventerà ultraflessibile a causa delle riforme del governo su orario, domeniche, part-time. E se proprio il capo della controparte – l’attivissimo Sergio Billè, presidente di Confcommercio – gira in lungo e largo per diffondere il no al referendum sull’articolo 18, la Filcams Cgil fa il punto sull’estensione dei diritti nel terziario, settore che in Italia dà lavoro a circa 3 milioni di persone, i due terzi in aziende sotto i 15 dipendenti. E si prepara a prendere posizione sul referendum nel prossimo direttivo di categoria. I lavoratori del commercio e del turismo sono anche in attesa del rinnovo dei rispettivi contratti, trattativa sempre più difficile per il fatto che il governo, nel ridisegnare (in peggio) il mercato del lavoro, sta in molti casi recependo proprio le richieste delle parti datoriali: «Se passano le leggi così come sono state disegnate dall’esecutivo – dice il segretario generale Ivano Corraini – è la fine del contratto collettivo nazionale, si dà il via ai rapporti individuali e il sindacato perde la centralità del suo ruolo. Basti pensare al recepimento della direttiva europea sull’orario di lavoro: il governo taglia dal computo delle ore le malattie e le ferie, invertendo così decenni di conquiste sindacali. Rende possibile la deroga al riposo giornaliero, punta a considerare le domeniche come giorni lavorativi uguali agli altri. E ancora, dispone che alla scadenza dei contratti collettivi, tutte le norme già concordate verranno azzerate».

            Sul fronte dell’estensione dei diritti, ai parasubordinati come ai dipendenti delle piccole imprese, la Filcams ha ieri presentato ai suoi delegati le quattro proposte di legge della Cgil e i due futuri referendum abrogativi per contrastare gli effetti della delega 848bis (modifica dell’articolo 18, in questi giorni in discussione al Senato) e della legge 30 (così si chiama, dopo l’approvazione del Parlamento, la delega 848, che introduce nuovi contratti precari). Ma cresce all’interno del sindacato del commercio e turismo il desiderio di votare sì al referendum per l’estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese. Nel corso dell’ultimo direttivo quaranta componenti della maggioranza e della minoranza Lavoro e Società hanno presentato un ordine del giorno che chiedeva di schierarsi per il sì: «Tra gli altri, hanno firmato i segretari generali Filcams di Veneto ed Emilia Romagna, oltre ai segretari di Varese, Rimini e Arezzo – spiega il primo firmatario, il segretario nazionale Maurizio Scarpa – Si è deciso che il problema verrà discusso nel prossimo direttivo». E ieri, sono state raccolte parecchie decine di firme tra i delegati a favore di un nuovo ordine del giorno.

            «E’ giusto discuterne tutti insieme in sede di direttivo, e lo faremo certamente – spiega il segretario Corraini – Il referendum c’è, ed è stupido tentare di sfuggire. Molta parte degli orientamenti interni si dice favorevole al sì. Anch’io ho una mia posizione, ma non ritengo corretto anticiparla adesso». Il segretario confederale Giuseppe Casadio, sulla stessa linea, dice che «il problema è serio e va affrontato», aggiungendo che «la Cgil deciderà quando verrà fissata la data del voto: in ogni caso, qualunque sia l’esito del referendum, è bene che il sindacato abbia maturato una proposta di legge, perché anche se vincesse il sì dovrebbe seguire una fase normativa, propositiva». Lavoro e Società invita categoria e confederazione a fare in fretta: «La Filcams si è posta in una posizione attendista, aspetta le decisioni del resto della confederazione – dice Scarpa – Noi riteniamo utile decidere in fretta, perché la controparte attacca con decisione. Billè, in sede di rinnovo chiede una flessibilità selvaggia, e oggi propaganda il no perché vuole recuperare consensi proprio nelle piccole imprese, quelle che hanno più sofferto della difficile congiuntura economica. E’ importante impegnarsi decisamente per il sì: il referendum si può vincere».