La lotta dei precari: «Non siamo più disposti a tutto»

06/05/2011


Si fermano anche i precari: in piazza o con forme alternative di astensione dal lavoro. Riuniti
in comitati e iniziative, tornano a manifestare le loro condizioni di lavoro nel giorno dello sciopero generale della Cgil.

Un diritto negato si può manifestare anche virtualmente: appuntando sulla camicia un logo scaricato sul pc di lavoro o sostituendo alla relazione da presentare ad un convegno, un rapporto sul precariato. E quello che faranno alcuni archeologi sardi che oggi non potranno partecipare fisicamente allo sciopero generale indetto dalla Cgil: al posto dei risultati delle loro ricerche sul campo, questi precari della storia mostreranno ai colleghi più fortunati cosa vuole dire fare l`archeologo a tempo. Con il sindacato di Corso Italia oggi tornano in piazza i lavoratori più deboli, quelli per i quali lo sciopero non è un diritto: precari, nelle loro mille forme e sfaccettature, riuniti nel comitato «Il nostro tempo è adesso, il futuro non aspetta» o legati alla campagna nata in seno alla Cgil col nome di «Giovani Non più disposti a tutto». Se potessero incrociarle tutte, il mondo del lavoro si ritroverebbe in un colpo senza otto milioni di braccia.
I precari apriranno i cortei in rappresentanza di 4 milioni di colleghi ché molti dei quattro milioni di precari italiani dovranno continuare a lavorare, schiacciati dalla perenne minaccia che quello firmato – per chi ce l`ha – potrebbe essere l`ultimo contratto. Così si sono inventati altre forme di protesta, perché non si dica che oltre ai diritti scarseggiano di creatività. Per tutti lo slogan è: "Precari e precarie in sciopero". «Per dire che ci siamo, per contarci, per manifestare la presenza anche di chi non potrà fisicamente esserci, per raccontare la difficoltà a scioperare del popolo a diritti zero», spiegano in un comunicato. Saranno in tutte le piazze, in testa ai cortei: a Roma, a Napoli con Susanna Camusso, a Palermo, a Catania. Molti di loro si sono incontrati per la prima volta il 9 aprile, in occasione della prima mobilitazione de «Il nostro tempo è adesso» (www.ilnostrotempoeadesso.it, per scaricare il logo dello sciopero). Manifestano e propongono «che quando si versa oltre il 25% del proprio reddito all`Inps si abbia diritto alla maternità o alla malattia», spiega Salvo Barrano, uno dei portavoce del movimento. «Chiediamo un welfare orientato alla persona, che preveda la continuità di reddito nei momenti di difficoltà, di non lavoro. E pretendiamo che a lavori stabili corrispondano contratti stabili», riprende Barrano riferendosi anche al popolo delle finte partite iva. Perché a 14 anni dal pacchetto Treu, e a otto dalla legge 30, un bilancio è possibile: «Il precariato è un tumore che si sta mangiando il lavoro e quindi l`Italia».?