La lotta all’evasione vale un tesoretto

23/04/2007
    domenica 22 aprile 2007

    Pagina 29 – Economia & Finanza

    GLI ULTIMI DATI SEGNALANO ANCHE UN BOOM DEGLI ACCERTAMENTI (+54%)

    La lotta all’evasione vale un tesoretto

      LUIGI GRASSIA
      TORINO

      Il «tesoretto» dell’extra-gettito fiscale si fa sempre più cospicuo: ieri l’Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che fra gennaio e marzo nelle casse dello Stato è entrato quasi un miliardo di euro grazie ad accertamenti e controlli. In cifre assolute questa voce nei primi tre mesi dell’anno è ammontata a 984 milioni di euro, con una crescita del 44,9% rispetto al corrispondente trimestre del 2006.

      Il governo vede in questi sviluppi il successo della sua campagna di lotta all’evasione, condotta con metodi come la chiusura temporanea degli esercizi commerciali sorpresi tre volte a non rilasciare scontrini (misura contestata invece come persecutoria dal centrodestra, oltre che dalle associazioni di negozianti e ristoratori).

      A fine gennaio il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha denunciato che l’evasione fiscale è stimabile «fra il 16,6% e il 17,7% dell’intero prodotto interno lordo italiano», con effetti «devastanti per l’efficienza dell’economia» e con gravissime «distorsioni del sistema competitivo». La lotta all’evasione è uno dei punti fondamentali del programma del centrosinistra, anche se l’opposizione rivendica che i buoni risultati nella lotta a questo malcostume sarebbero dovuti all’onda lunga delle politiche perseguite dalla Casa delle libertà nella scorsa legislatura.

      Secondo quanto si legge in una nota diffusa ieri del Centro studi dell’Agenzia delle Entrate, quei 984 milioni di euro da accertamenti e controlli derivano per 601 milioni dalle imposte dirette (+53,7% rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso) e per 383 milioni da quelle indirette (+34%).

      Scendendo nel dettaglio, fra le imposte dirette il massimo contributo viene dall’Irpef con 411 milioni (+53,9%) e dall’Irpeg con 97 milioni (+76,4%). Le maggiori entrate relative alle imposte dirette arrivano in larghissima parte dai controlli in materia di Iva, per 255 milioni di euro, in crescita del 53,6%.

      La strategia e gli obiettivi dell’Agenzia per le Entrate sono stati spiegati pochi giorni fa in Parlamento dal direttore Massimo Romano: oltre a potenziare l’attività di contrasto all’evasione, puntando i riflettori soprattutto su «coloro che mostrano una palese discrepanza fra il tenore di vita e il reddito dichiarato», l’amministrazione intende migliorare i servizi al contribuente, sviluppare il fisco telematico e accelerare i rimborsi dei crediti vantati dai contribuenti (l’Agenzia quest’anno prevede di restituire 12,5 miliardi di euro dovuti ai cittadini, contro i 10,8 miliardi di euro del 2006). La «fase uno», comunque, è quella repressiva, fatta di accertamenti molto più numerosi rispetto al passato. Tant’è vero che nei primi tre mesi del 2007 ce ne sono stati ben 95.743 contro i 62.181 dello stesso periodo del 2006 (+53,9%).

      La misura che più ha spaventato gli evasori è la chiusura temporanea dei negozi, dei ristoranti e dei bar alla terza violazione accertata delle norme sull’emissione dello scontrino fiscale: fra la fine di novembre 2006 e la fine di marzo 2007 sono state rilevate ben 7.644 irregolarità, e i casi di recidiva che hanno giustificato la chiusura punitiva sono stati 81 fino al 15 di aprile. Questa raffica di controlli porta benefici alle casse dello Stato in due modi: in primo luogo induce la Guardia di Finanza a concentrare la sua attenzione su aziende e persone propense all’evasione, perché dove non vengono rilasciati gli scontrini si scoprono anche, a volte, dichiarazioni dei redditi irrisorie e incompatibili con le dimensioni delle attività; e in secondo luogo il meccanismo opera indirettamente inducendo gli altri gestori a essere più attenti e scrupolosi nel rilasciare gli scontrini, e quindi a pagare il dovuto al fisco.

      Le associazioni dei commercianti lamentano invece che a incappare nelle maglie di questa rete più stringente di controlli sono spesso esercenti colpevoli di distrazioni in buona fede, che incappano in punizioni sproporzionate.