La lotta al sommerso aggiusta il tiro

18/01/2010

Calano i controlli rispetto al 2008, ma crescono violazioni scoperte (+19%) e fondi recuperati (+21%)

La sfida era di ridurre il numero di controlli aumentando i risultati, e i primi numeri sul 2009 degli ispettori del lavoro dicono che l’obiettivo è raggiunto.
Rispetto al 2008, la flessione è confinata alla quantità delle visite effettuate nelle aziende (7,5%), che però in media scovano più lavoratori irregolari rispetto al passato (+19,3% per ogni azienda "fuori norme") e, soprattutto, portano nelle casse dello Stato una dote di premi e contributi recuperati che segna un aumento medio del 21% (nel 2009 potrebbero essere superati i 350 milioni). Nell’anno che si è appena chiuso, poi, sono entrate del tutto in partita le sospensioni, che fermano l`attività delle aziende in cui almeno il 20% dei lavoratori è irregolare.
Certo, da Rosarno alle morti bianche tutto indica che il mare del sommerso è ancora troppo vasto per essere esplorato interamente dalle scialuppe dei controllori.
Le forze in campo sono tutt’altro che infinite, e in tutta Italia possono contare su meno di 5mila ispettori (3mila del ministero del Lavoro); i vincoli di finanza pubblica impediscono del resto di allargare più di tanto le squadre come mostra ad esempio il caso dell’Inps, secondo attore dopo il ministero del Lavoro: appena due mesi fa l’Istituto ricordava di avere pronti 293 nuovi contratti da ispettore per sostituire i tanti pensionamenti dell`ultimo periodo, ma di non poterli firmare a causa del blocco del turn-over. In un quadro come questo, per il 2009 al ministero di via Veneto si erano posti un obiettivo chiaro: la vigilanza deve «limitare gli ostacoli al sistema produttivo», che ha già le gatte da pelare della crisi più dura post-29, e «generare il massimo rendimento» nella tutela del lavoro.
In effetti, la radiografia provinciale dei risultati ottenuti nei primi nove mesi del 2009 dagli ispettori del Lavoro dicono che è andata proprio così; il programma 2009 parlava di quasi 138mila aziende da visitare, contro le 197mila del 2008, mentre secondo i ritmi registrati nei primi nove mesi il consuntivo del 2009 potrebbe chiudersi intorno a quota 16omila. A cambiare, però, sono i frutti raccolti dai controlli: perla prima volta il numero dei lavoratori irregolari incontrati è superiore a quello delle aziende ispezionate (l’indicatore è passato da 0,80 del 2007 a 1,01 del 2009, con un aumento del 26,3%), e dal punto di vista economico il valore di ogni intervento è aumentato del 56%, dai 2.548 curo ad azienda "irregolare" del 2007 ai 3.974 curo fatti segnare in media l`anno scorso.
Anche se il censimento definitivo sarà presentato dal ministro Maurizio Sacconi alla commissione centrale di coordinamento fra un paio di settimane, insomma, le tendenze seguite nel 2009 dalla lotta antisommerso sono ormai chiare, e seguono fedelmente gli obiettivi del «progetto qualità» debuttato l’anno scorso per indirizzare con premi e sanzioni l’attività ispettiva.
Una volta scritto il bilancio definitivo dei controlli, infatti, le pagelle agli uffici cambieranno in base a tre indicatori: quello «di presenza» è il più tradizionale, e misura il numero di ispezioni in rapporto a quelle programmate, ma sarà affiancato dal dato sulla «qualità dell`azione ispettiva», che dipende dal numero e dal peso delle violazioni individuate, e quello di «redditività», basato sul rapporto fra aziende ispezionate e sanzioni riscosse. La geografia di questi indicatori di qualità offre spunti interessanti che sfatano qualche luogo comune sui problemi del lavoro in Italia.
Nelle Regioni del Sud il lavoro nero conosce manifestazioni eclatanti di cui i fatti della Calabria offrono solo l`ultimo esempio, ma gli indicatori scelti dal ministero per valutare l`attività ispettiva puntano decisamente al Centro-Nord. Gli ispettori toscani, per esempio, nei primi nove mesi del 2009 hanno bussato quasi a colpo sicuro alle porte giuste e a Firenze, Livorno e Pistoia hanno pizzicato irregolarità più o meno gravi nel 70% delle aziende visitate. In questa graduatoria, la provincia di Napoli occupa solo il quart`ultimo posto e con il 23% di aziende «irregolari» fa peggio solo di Matera e Pordenone (entrambe al 22%) e di Ferrara (18%).
Il rapporto fra premi o contributi recuperati e aziende messe nel mirino si fa invece ricco a Varese, che con 23.600 curo a impresa "irregolare" stacca i 15mila curo di Pavia e i 13mila di Cagliari, al secondo e terzo posto.
In alta classifica si incontrano altre province settentrionali, da Brescia a Livorno, da Como a Prato, da Torino a Modena e Vicenza, mentre l`Aquila, Siena, Savona, Crotone e Oristano presentano gli importi più leggeri, inferiori ai mille curo a testa.