La linea dura di Cgil, Cisl e Uil

02/10/2003




02 Ottobre 2003

BONANNI: «QUALCUNO PENSA CHE BISOGNA TOGLIERSI IL DENTE DEL TAGLIO ALLA PREVIDENZA, TANTO VALE CHE CI PENSI IL CENTRODESTRA»
La linea dura di Cgil, Cisl e Uil
non convince tutto l’Ulivo
Letta: se ne riparlerà nel 2008, non so se merita scioperare
Treu: proposte del governo vergognose ma si deve intervenire
Roberto Giovannini
ROMA
Ma c’è davvero tutta questa sintonia, tra Cgil-Cisl-Uil e centrosinistra, sulle pensioni? Oppure, ha ragione il numero due della Cisl Raffaele Bonanni, quando dice di avere l’impressione che «qualcuno nell’Ulivo stia pensando che se bisogna togliersi il dente del taglio delle pensioni, tanto vale che a sbrigare la pratica ci pensi Berlusconi»? Vero è che dopo la decisione delle confederazioni di ricorrere agli scioperi per contrastare la riforma Tremonti-Maroni, nelle reazioni dei partiti del centrosinistra non si è avvertita – al di là delle espressioni di solidarietà alla battaglia sindacale e di critica al governo – una particolare enfasi. E addirittura Enrico Letta, ex ministro e responsabile economico della Margherita, ha espresso qualche scetticismo sull’utilità dello sciopero generale, che «questa riforma che rinvia tutto al 2008 non so se merita».
Parole che ieri nel partito di Rutelli si definivano «infelici» e «sbagliate», specie dopo il grande sforzo con cui in questi mesi la Margherita ha cercato di «agganciare» la Cisl di Savino Pezzotta. E sul tema delle pensioni, chiarisce Bonanni, «siamo arrabbiati, anche più della Cgil». «Insomma – prosegue il segretario confederale della Cisl – il centrosinistra deve esserci accanto in questa battaglia. Si assumano fino in fondo le loro responsabilità». A scatenare la Cisl contro il governo non c’è solo il merito degli interventi decisi dall’esecutivo, ma anche «lo schiaffo in faccia» rappresentato dalla comunicazione in tv di Berlusconi. «Ma come – si chiede Bonanni – abbiamo chiesto da mesi il dialogo, e ci hanno risposto sbattendo la porta. Altro che concertazione».
Anche in casa Cgil un filo di preoccupazione per le mosse future dell’Ulivo c’è. «Il sindacato – dice il segretario confederale Paolo Nerozzi – farà la sua battaglia unitaria e autonoma, e siamo convinti che le nostre buone ragioni prevarranno. Ma contro questa riforma che smantella il sistema pensionistico e attacca i più deboli bisogna schierarsi, non si può stare in mezzo. Ci aiuterebbe a vincere prima la nostra battaglia. È necessario – incalza Nerozzi – che Ulivo, Rifondazione e Italia dei Valori si mobilitino nel paese e in Parlamento in modo efficace, per l’oggi e per il domani». Ovvero, anche dopo una prossima eventuale vittoria elettorale.
Una chiamata alle armi che Ds e Margherita sembrano raccogliere, sia pure con qualche «precisazione»: ovvero, la riforma Tremonti-Maroni è una «porcheria», ma il sistema pensionistico va comunque aggiustato per «eliminare le iniquità residue» e pensare ai lavoratori più giovani e precari. Il tutto, sempre, con il consenso e la partecipazione dei sindacati. «La posizione di Cgil-Cisl-Uil è ineccepibile – dice Cesare Damiano, responsabile lavoro nella segreteria dei Ds – le misure volute dal governo sono sbagliate e scassinano una riforma come la Dini che è più che mai valida. Il sindacato fa benissimo a mobilitarsi, e noi faremo la nostra parte, al fianco dei lavoratori». Detto questo, Damiano ricorda che «dovere del centrosinistra è quello di dare una prospettiva anche ai giovani e a chi ha carriere precarie e discontinue». Insomma, l’Ulivo per Damiano «dovrà nel solco della riforma Dini lavorare per perfezionare il sistema, sempre attraverso la concertazione con le parti sociali». E tra i perfezionamenti, si pensa alla riduzione di «privilegi», a una graduale accelerazione dell’età di pensionamento, alla tendenziale omogeneizzazione delle aliquote contributive, alla «totalizzazione» per chi entra ed esce dal mercato del lavoro.
Una «tensione riformista» che Nicola Rossi – oggi deputato della Quercia, già capo economista di Palazzo Chigi con Massimo D’Alema – intende esaltare. Rossi premette che le ragioni del sindacato sono validissime: «Esistono tendenze demografiche serie di cui si deve tenere conto, ma allora non si capisce perché intervenire soltanto nel 2008 e rinviare le correzioni che si potrebbero fare già oggi. Ha ragione Epifani: Tremonti vuole che l’Unione Europea approvi una Finanziaria sbagliata e fatta di condoni, e in cambio mette sul tavolo lo “scalpo” delle pensioni». Insomma, per il deputato diessino il governo ha scelto una strada irrazionale: «Rinvia la risposta ai problemi, veri, che lo stesso governo denuncia. E lo fa con norme mal concepite che irrigidiscono in modo assurdo il sistema». La ricetta suggerita da Rossi (una specie di programma di governo futuro) è la solita: discutere con le parti sociali, correggere i «buchi» del sistema previdenziale, e pensare soprattutto ai lavoratori con una prospettiva pensionistica di miseria.
E la Margherita, come risponde all’appello cislino? «Noi siamo con il sindacato – scandisce l’ex ministro e senatore Tiziano Treu – quelle del governo sono proposte vergognose, inique e punitive, e le confederazioni fanno benissimo a mobilitarsi e a scioperare». Ma anche Treu sottolinea che «noi non siamo tra quelli che affermano, sbagliando, che un problema pensionistico non esiste. Ma va affrontato con razionalità, in un quadro sano». Per l’esponente del partito di Rutelli, l’occasione giusta c’era, ovvero la verifica della riforma Dini prevista per il 2005, trattando con il sindacato. E invece, «il governo fa operazioni assurde o palesemente incostituzionali, come non concedere ai lavoratori pubblici il bonus. E tutto in nome di un’emergenza dei conti previdenziali che non c’è».