La linea di Draghi: dal debito si esce con la crescita

16/03/2007
    venerdì 16 marzo 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    La linea di Draghi: dal debito si esce con la crescita

      Ovazione alla Bocconi per il Governatore di Bankitalia che ricorda l’insegnamento di Paolo Baffi

        di Giampiero Rossi / Milano

        Dal problema del debito pubblico «si esce sì con i conti pubblici in ordine e con il bilancio in pareggio, ma soprattutto si esce con la crescita». È semplice come le parole che utilizza per esprimerla la ricetta che il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, propone all’economia italiana.

        Così, alla domanda di un “collega” economista, al termine di un incontro all’Università Bocconi di Milano, Draghi è tornato a mettere l’accento sulla necessità di innescare la crescita economica. Ma esistono anche «buone regole» da seguire? «L’unica cosa che credo è che tutti debbono fare il loro lavoro – spiega Draghi – le imprese debbono fare profitti e le banche debbono fare bene il credito. Tutti – sottolinea ancora il numero uno di Bankitalia – devono lavorare perché il sistema cresca di più. Continuo a insistere sulla crescita perché la crescita è il prerequisito, la base della stabilità finanziaria».

        Non è una questione di norme, di paletti che incanalino le scelte in una direzione precisa, dunque: perché secondo Draghi, «le regole sono buone o cattive a seconda che producano crescita duratura nel lungo termine».

        Accolto con una autentica ovazione dalla platea di bocconiani, il governatore ripercorre la storia economica del Belpaese ricordando il ruolo svolto da Paolo Baffi, che sedette al vertice di Bankitalia in un periodo particolarmente difficile, nella seconda metà degli anni settanta, e che lavorò in favore di una maggiore autonomia dell’economia rispetto alla politica.
        Draghi definisce Baffi «un traghettatore di idee» e sottolinea che «il suo patrimonio culturale conteneva più fermenti di modernità di quanti ve ne fossero nella cultura politica ed economica del momento, ma le durezze di quel tempo ne imprigionarono l’azione. Stiamo parlando di anni di profonda divisione sociale, anni di terrorismo, non dimentichiamolo».

        Quindi il governatore della banca centrale ricorda che «gli avvenimenti successivi, nel nostro Paese e in Europa, e i conseguenti sviluppi della teoria economica, hanno confermato che l’efficacia della manovra monetaria dipende soprattutto dall’esistenza di un adeguato assetto istituzionale e dalla capacità di incidere sulle aspettative e sui comportamenti del pubblico. Che, a sua volta, un adeguato assetto istituzionale non è indipendente dal consenso politico e sociale».

        Politica economica condivisa, insomma. Ma c’è spazio anche per la rivisitazione di un passato più recente: l’avvento della moneta unica europea. Secondo Mario Draghi all’euro va riconosciuto di aver dato all’Italia «un lunghissimo periodo di tassi bassi come non ne abbiamo mai avuti nella nostra storia. La correlazione tra declino della produttività e disoccupazione, non è iniziata con l’euro ma molto prima. L’euro – ribadisce – ha dato molte opportunità», anche se, riconosce, «ha creato anche problemi soprattutto per l’aumento di alcuni prezzi importanti nei bilanci familiari».