La «linea Camusso»: prima di scioperare meglio la trattativa

18/10/2010

Le decisioni del seminario a porte chiuse sulla nomina
ROMA — Lo sciopero generale della Cgil non è dietro l’angolo. Che nella calda piazza della Fiom, l’altro ieri, Maurizio Landini, leader dei metalmeccanici, minacciasse l’uso dell’arma estrema era scontato. E Guglielmo Epifani, cosa un po’ meno scontata, gli è andato dietro, scegliendo di rilanciare l’ipotesi contenuta nel documento conclusivo approvato il 17 settembre dal comitato direttivo della Cgil. Ma prima di arrivare alla eventuale mobilitazione generale ci sono una serie di tappe e di condizioni, elencate nello stesso documento e ripetute da Epifani a piazza San Giovanni. E comunque a gestire la partita sarà il nuovo segretario generale, Susanna Camusso, che sarà eletta il 3 novembre, la quale non ha alcun interesse a esordire con uno sciopero generale se non c’è certezza che sia un successo. Per questo appunto bisogna passare per alcune tappe e poi la Cgil valuterà che fare. Ma questo, prevedibilmente, accadrà a gennaio, non prima.
Intanto, la Cgil ha già fissato una prima giornata di mobilitazione, il 27 novembre, con la manifestazione nazionale a Roma, che si concluderà ancora a San Giovanni e che sarà l’occasione per la prima uscita in piazza della Camusso. Che, nel frattempo, sarà stata impegnata in due trattative importanti. Una già partita: tra i sindacati, la Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali sul cosiddetto Patto per la crescita. L’altra che partirà mercoledì fra le stesse parti sociali e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sulla riforma del fisco.
Sul primo tavolo imprese e sindacati, compresa la Cgil, potrebbero trovare facilmente convergenze su un pacchetto di richieste al governo: dalla riduzione della pressione fiscale sul lavoro agli incentivi per la ricerca e innovazione, dal rifinanziamento della cassa integrazione in deroga alla riforma degli ammortizzatori sociali. Problemi tra la Cgil e gli altri potrebbero invece sorgere sui temi che il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha chiesto con una lettera alle parti di affrontare: dallo Statuto dei lavori alle
deroghe contrattuali.
Sul secondo tavolo, quello del fisco, le richieste della Cgil non sono sostanzialmente diverse da quelle di Cisl e Uil (meno tasse per lavoratori dipendenti e pensionati) ma certamente Camusso sarà meno disponibile di Bonanni e Angeletti ad aspettare i tempi lunghi di Tremonti.
Tuttavia qualche risposta dal governo dovrebbe arrivare: il rifinanziamento della cassa integrazione, col decreto milleproroghe di fine anno, e forse qualcosa sul fisco. E si tratterebbe di risposte che la Cgil, restando seduta ai tavoli, potrà rivendicare insieme a Cisl e Uil. Nel frattempo bisognerà vedere che tipo di chimica scatterà tra Emma e Susanna. La prima, Marcegaglia, leader della Confindustria, la seconda a capo del maggior sindacato italiano, la prima volta per una donna. Se da parte degli imprenditori ci sarà un’apertura di credito, Camusso non se la lascerà sfuggire.
Nel seminario a porte chiuse di Todi, il 22 e 23 settembre, che ha preparato il programma del prossimo leader Cgil, la strada è stata tracciata: riportare la confederazione ai tavoli di trattativa e uscire dall’isolamento. Dopo Natale si tireranno le prime somme: se dal governo non sarà arrivata alcuna risposta, se con la Confindustria e Cisl e Uil non si sarà fatto alcun passo verso la ricucitura, per Camusso sarà inevitabile andare allo sciopero generale. Ma non è questo l’obiettivo per il quale lavorerà la nuova segretaria della Cgil. Prima, proverà a sedersi ai tavoli e a trattare.