La liberazione dallo scontrino (F.Merlo)

06/10/2003




domenica 5 ottobre 2003

Pagina 17 – Commenti
 IL CASO
 
La liberazione dallo scontrino

          FRANCESCO MERLO

          ARCHIVIAMO con sollievo e congediamo senza rimpianti lo scontrino fiscale, e non solo perché era una grande rottura di scatole, ma soprattutto perché era un sospetto di infedeltà, la trasfigurazione di un certificato di slealtà, un´idea d´Italia come grande meridione, Paese di sudditi infidi e carte false. Mai, nei suoi venti anni di vita, lo scontrino aveva avuto la funzione di certificare un acquisto. Serviva piuttosto a provare l´onestà delle trascrizioni contabili, a dimostrare un´innocenza che nel nostro Paese non è mai presunta. L´italiano infatti è sempre imputato, sempre colpevole, salvo prova contraria. Non sembri dunque strano se, nell´addio allo scontrino, ci vediamo anche un atto di pacificazione, uno scambio di segnali amichevoli tra lo Stato e il cittadino, un po´ come la benemerita autocertificazione introdotta dal centrosinistra, un felice indizio, un piccolo passo per togliere allo Stato le caratteristiche del cerbero, del minosse, del catone, del fustigatore e del secondino.
          Gli esperti ci hanno spiegato che sarà un´abolizione a puntate. La prima puntata abolisce subito la famigerata e ridicola multa al consumatore, l´affliggente ruolo del finanziere, il fastidio di dover provare la legittimità dell´acqusito di un lecca lecca come fosse un capitello dorico trafugato o una corona di diamanti rubati, quelle sanzioni spropositate per un caffè sulle quali è cresciuta a dismisura una bibliografia da mobbing contro il cittadino, un altro grottesco italiano, con le famose ricevute per l´affitto del pattino infilate nel tanga.
          Verrà poi, nella seconda puntata, il patto dei singoli commercianti con lo Stato, la decisione di aumentarsi da sé le tasse, che è al tempo stesso una confessione e un perdono, al quale è stato infatti assegnato l´eufemismo vagamente religioso di "concordato preventivo" , un amen, un ite missa est con una previsione di introito per lo Stato senza scontrino più che triplicato rispetto a quello con lo scontrino. Ma ovviamente la previsione non garantisce la concordia del concordato, e i sei miliardi e seicentomila euro del 2004 potrebbero rivelarsi un sogno, un altro desiderio inappagato della finanza creativa. E poco vale notare che c´è sempre un Tremonti contro Tremonti, perché, da economista, Tremonti smantellava ciò che oggi, da ministro, costruisce, sotto lo sguardo ironico del presidente dei commercianti Sergio Billé che gli rinfaccia l´obbligo del reddito minimo, questo surrogato della minimun tax che fu "maleficio fiscale", "idea paleosovietica", "gabella di stagione", "mostriciattolo ignobile" (Corriere della Sera, 8 ottobre 1993).
          Sono schermaglie sulla incoerenza che è un espediente senza valore, facilmente rimbrottabile a qualunque politico italiano. Ma la coerenza è dei sassi e nessuno, neppure il sicumeroso Tremonti, può essere impiccato alla corda della coerenza.
          Correremo, comunque, ogni rischio e seguiremo le puntate, anche perché ormai alle puntate siamo abituati. Nel nostro Paese tutto va a puntate, le pubblicazioni, i film, i libri, persino quel che dovrebbe essere consumato in una sola mossa, in una sola giornata, le puntate delle scommesse, i puntamenti del bersaglio, gli amplessi a puntate, addirittura gli editoriali a puntate. Ci sarà dunque la liberazione a puntate per noi consumatori distratti, per noi che andiamo sempre di corsa, dal bar all´ufficio, dal panettiere all´ortolano, infettucciati come maschere di carnevale, coriandoli di cartuzze nei taschini e nei portafogli, segnalibri pericolosi perché hanno una data, sono più intimi di un diario, e magari attestano pasti e pernottamenti adulterini, ma non hanno, per nulla, la delicata malinconia dei petali rinsecchiti, dei non-ti-scordar-di-me.
          È liberazione, dunque. Ma con qualcosa che non torna. Va bene infatti incenerire questa affronto al lecca lecca, questo biglietto di carta che somiglia a un vestito di ferro, va bene tenere discreto il finanziere per renderlo disponibile a impegni più seri, non trasformare la pressione in oppressione fiscale. E tuttavia nell´Italia dello scontrino non c´è solo lo Stato che ci considera imbroglioni e delinquenti e non capisce che a fidarsi, a volte, ci si guadagna, e che vessare non equivale ad incassare. In quello sgradevole scontrino, che volentieri mandiamo in congedo, c´è, sia pure degradato, anche lo Stato dei servizi, quella confusa e mal realizzata idea che la salute, l´ordine pubblico, la scuola… sono servizi che lo Stato deve garantire e riqualificare, l´idea che il controllo dell´imposizione fiscale permette il pagamento delle prestazioni cardinali di una società evoluta: la cultura, la sicurezza, la sanità. Ecco, va benissimo abolire lo scontrino quando si va dal medico, purché il governo non pensi di abolire pure il medico.