“La Lettera” Sylos Labini e i pericoli di un governo conservatore

08/04/2002


    La Lettera

    Sylos Labini e i pericoli di un governo conservatore
        Nell’editoriale del 2 aprile «Tra riformisti e massimalisti» Angelo Panebianco mi domanda in quale trattato di teoria della democrazia io ho letto che se un governo conservatore opera per ridimensionare il potere sociale dei sindacati si colpisce con ciò la democrazia. In nessun trattato, caro Panebianco. Anche nell’intervista sul Corriere , come in molti miei articoli, sostengo che il governo Berlusconi rappresenta un pericolo per la democrazia e che gl’intellettuali che si rendono conto di tale pericolo debbono denunciarlo finché si è in tempo. L’attacco ai sindacati – accompagnato dall’ignobile accusa di collaborare col terrorismo – va visto insieme con l’attacco alla magistratura ed al pluralismo dell’informazione. Anche il fascismo attaccò i sindacati, prima di trasformarli in uffici alle dipendenze del partito unico; dal 1922 al 1925 rese la vita molto difficile ai giudici ed ai giornalisti non allineati, ma solo dopo le leggi eccezionali del 1925 divenne regime. Tutto questo non si può trovare nei trattati di teoria della democrazia, ma si trova nei libri di storia.
        Lo scontro coi sindacati Berlusconi lo ha voluto sull’articolo 18 che riguarda la facoltà di licenziare. Venti anni fa questo era effettivamente un problema economico serio. Oggi la scena è cambiata, soprattutto dopo l’introduzione dei contratti atipici, fra cui quelli a tempo determinato. Pertanto oggi l’attacco al sindacato per l’articolo 18 non è giustificabile con motivi economici – per Billé «è un errore madornale». Il richiamo alla Thatcher è totalmente fuorviante. La Signora di ferro dichiarò guerra ai sindacati ed ai laburisti su problemi propriamente economici – salvataggio dell’industria del carbone e privatizzazioni – e nessuno poteva accusarla di mettere in pericolo la democrazia, giacché sarebbe stato assurdo pensare che volesse attentare all’autonomia dei giudici o minare la libertà d’informazione. Da noi non è affatto assurdo.
        Panebianco non esclude il rischio di autoritarismo, ma, avverte, c’è l’Europa. Lo so bene; l’aiuto dei partner, però, possiamo ottenerlo se ci battiamo all’interno, denunciando con forza le malefatte di Berlusconi e del suo governo, mettendo bene in chiaro il contenuto delle leggi-vergogna – rogatorie, rientro dei capitali, falso in bilancio. Per il conflitto d’interessi non basta denunciare l’«anomalia»: occorre battersi contro i tentativi di imbrogliare la gente con qualche legge truffaldina.
        Panebianco parla del governo Berlusconi come di un governo conservatore.
        Magari fosse così. Montanelli era conservatore, come Federico Orlando, Giovanni Sartori e tanti altri. Hanno visto il pericolo per la democrazia come me e come molti organi di stampa liberaldemocratici occidentali. Forse il primo è stato l’Economist: nell’aprile del 2001 scriveva che «l’elezione di Berlusconi come presidente del Consiglio sarebbe un evento buio per la democrazia e per lo Stato di diritto in Italia». Per i giornalisti di quegli organi è addirittura ovvio che l’attacco di Berlusconi all’indipendenza della magistratura dipende dai conti che deve regolare con la giustizia – c’è anche l’accusa orrenda di aver corrotto giudici; e lo stesso vale per le leggi-vergogna: ridono quando sentono affermare dal Cavaliere e dai suoi soci che servono a rafforzare le «garanzie». Giornalisti e politici occidentali se la prendono così a cuore perché si rendono conto che siamo tutti nella stessa barca. Sia pure con ritardo, la gente comincia a capire. No: i trattati sulla democrazia e la contrapposizione fra conservatori e massimalisti non c’entrano assolutamente nulla.
    Paolo Sylos Labini

    Sylos Labini insiste in un paragone, assurdo e insostenibile, fra
    Berlusconi premier e il fascismo nel periodo ’22-’25. Ma non ci sono state né la marcia su Roma né squadracce impegnate a fomentare nel Paese insicurezza e violenza. Berlusconi ha vinto in libere elezioni. Non per le televisioni (le aveva anche nel ’96 e allora fu sconfitto) ma perché ha costruito solide alleanze e perché una maggioranza relativa di italiani, incurante del fatto che secondo Sylos Labini non ne aveva il diritto, ha giudicato negativamente i governi di centrosinistra. Sylos Labini sbaglia: io, effettivamente, escludo il rischio di autoritarismo. L’integrazione europea ha raggiunto un livello tale per cui tutti i Paesi europei sono al momento immunizzati. Se Berlusconi non rispetterà le sue promesse elettorali, non abbasserà le tasse, eccetera, verrà cacciato dagli elettori dopo cinque anni. Punto e a capo. E’ vero che una democrazia rappresentativa, l’ho scritto anch’io più volte, deve fronteggiare delicati e difficili problemi se il leader del partito di maggioranza, n onché premier, è capo di un impero economico. Ma ciò non c’entra niente col fascismo. I problemi ci sono soprattutto nel campo delle televisioni. Per questo, chi scrive è, non da oggi, a favore della privatizzazione della Rai. Che altro dire? Speriamo che il tempo delle insensatezze passi presto e il dibattito pubblico torni ad essere alimentato da argomenti seri.

    Angelo Panebianco