“La lettera” Noi della Cisl, mai più garantisti a senso unico – di Savino Pezzotta

03/04/2002






La lettera

Noi della Cisl, mai più garantisti a senso unico


di SAVINO PEZZOTTA*

      Caro direttore, quando si ragiona sugli sviluppi più recenti della nostra democrazia, avviata sulla linea di un sempre più compiuto schema maggioritario, come ha fatto ieri Angelo Panebianco sul Corriere , occorre mettere a fuoco una distinzione essenziale: tra la logica della politica – di maggioranza e di opposizione – e quella della società civile, con tutto lo spazio di autonomia che debbono mantenere le parti sociali in essa organizzate. Nel confronto duro e difficile col governo, che ci ha costretti allo sciopero generale, questo non è purtroppo avvenuto, anche perché in una parte del sindacato è parsa prevalere una precisa logica di schieramento volta a ridurre l’azione sindacale nello schema bipolare «destra-sinistra», con pregiudizio di fatto del confronto che non umilia, ma potenzia una autentica democrazia della alternanza.
      Panebianco segnala i limiti evidenti di quel «massimalismo confuso» che distorce fino a negarli i requisiti tipici di un sistema maggioritario che definisce ruolo e ambiti di chi governa e di chi fa opposizione.
      E’ tuttavia necessario precisare. Perché il sistema bipolare funzioni davvero occorrono nuove regole che specifichino cosa va riconosciuto alla maggioranza e cosa deve essere considerato comune con la opposizione. Parimenti, bisogna riconoscere lo spazio riservato alle rappresentanze sociali e al sindacato. In questi ultimi mesi si è invece visto tutto e il contrario di tutto, dalla enfasi sulla «fine della concertazione» alla recentissima evocazione del «dialogo sociale», che è stato malamente praticato. La Cisl è sempre stata perentoria nel sollecitare un chiarimento nei fatti e nei principi su questo punto dirimente. Il rischio che si corre, e che occorre evitare, è quello di una conflittualità permanente con serie ricadute sul piano politico e sociale. Qualcuno pensa che questi problemi il sindacato può risolverli facendosi «corrente» politica. Non è questa la strada che la Cisl vuole percorrere. Nella logica bipolare la maggioranza ha il diritto di attuare il suo programma, ma questo è tutt’altro dalla logica, purtroppo affermata in questi mesi, di chi dice: «Chi vince prende tutto». Una democrazia della alternanza deve saper fornire a chi governa pienezza di poteri, ma deve anche dare alla minoranza la possibilità e gli strumenti di un controllo effettivo (da questo punto di vista, l’eccessivo ricorso, da parte del governo, alla legge delega – dal fisco alla riforma del mercato del lavoro col cambiamento dell’articolo 18 – mortifica il ruolo attivo della opposizione). La società italiana è molto più complicata di come qualcuno se la vuole rappresentare, perché non si può negare la «politicità» naturale, se pur parziale, delle rappresentanze sociali.
      Esiste nei fatti una sorta di formidabile «terzo polo» fatto di autonomie sociali che non può essere vincolato da vecchie e nuove appartenenze politiche. Questo "terzo polo" non può essere colonizzato. Ed è quantomai necessario che si distingua con progetti estranei alle logiche di schieramento politico. Questo è l’obbiettivo della Cisl e il senso profondo delle divisioni che fino ad oggi l’hanno vista polemizzare con la Cgil. Mai come in questi frangenti il sindacato si deve saper sottrarre alle politiche contrapposte, assumendo un atteggiamento che si potrebbe definire «a-partisan», capace di coinvolgere e interrogare entrambi gli schieramenti. E’ prima di tutto una sfida che il sindacalismo deve lanciare a se stesso, se intende sfuggire alle derive del «massimalismo» presente in vasti settori della politica sia a destra che a sinistra. Non si può invece più perdere tempo, per mettere in campo un forte riformismo sindacale.
      Non possiamo continuare ad essere i custodi di un garantismo a senso unico, a discutere di flessibilità, partecipazione e nuovi modelli contrattuali avendo come unico riferimento le aree del nostro insediamento organizzativo, mentre milioni di lavoratori sono senza tutela e garanzie minime. Solo in questo modo potremo rispondere alla domanda cruciale che viene da più parti: dopo lo sciopero generale, cosa succederà? Per noi la risposta è chiara. Dopo il 16 aprile si aprirà una nuova fase entro la quale rilanceremo le nostre proposte, mantenendo come punto essenziale i temi elencati nel Libro Bianco di Marco Biagi, che non faceva menzione alcuna dell’articolo 18. Per affermarsi il riformismo sindacale ha bisogno di una sola condizione: l’autonomia.


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      Segretario generale della Cisl