La lettera delle imprese: «Ci impegnamo a creare occupazione»

27/03/2002





«Ci impegnamo a creare occupazione»
Signor Presidente del Consiglio, Le scriviamo questa lettera aperta per esprimerLe tutto il nostro rammarico per l’annullamento dell’incontro odierno tra Governo e parti sociali. A quell’incontro guardavamo con la speranza e la fiducia di riprendere un dialogo sociale che, a nostro avviso, non avrebbe mai dovuto interrompersi. Il mondo delle imprese italiane ha posto da mesi la questione delle riforme economiche e sociali. Per accrescere la competitività delle nostre aziende, nella flessibilità, nella stabilità dei conti pubblici, nell’alleggerimento della pressione fiscale. Per dare una prospettiva di lavoro ai nostri giovani, alle donne. Per risolvere i problemi del Mezzogiorno. Per combattere l’economia sommersa. Per avviare il Paese sulla strada del benessere, dello sviluppo e dell’equità. Siamo pronti ad assumerci la responsabilità di fronte al Paese di mettere in gioco la nostra capacità di creare occupazione. Il recente Consiglio europeo di Barcellona ha indicato in modo chiaro e inequivocabile quello stesso obiettivo per tutti i Paesi dell’Unione. Noi ci sentiamo fortemente legati a quella prospettiva e da quella non bisogna recedere. Sapendo che l’Italia deve compiere, in molti ambiti, una strada più lunga degli altri partner europei. Il Governo ha proposto un metodo. Il dialogo sociale, il confronto tra le parti, produca proposte che saranno recepite nell’azione dell’Esecutivo. Noi crediamo in quel metodo e auspichiamo che quello possa essere ancora perseguibile. Signor Presidente del Consiglio noi speriamo ancora che nelle prossime settimane le organizzazioni sindacali diano la loro disponibilità all’avvio di questo confronto, senza pregiudizi e veti, ma crediamo anche sia dovere del Governo assumere le sue decisioni. L’incontro di oggi avrebbe dovuto essere l’occasione per vedere unite tutte le parti sociali nella lotta al terrorismo, in onore di Marco Biagi, ucciso barbaramente per le sue idee. Noi testardamente crediamo che la migliore risposta al terrorismo sia nel confronto sociale e nella sua capacità di dare tempestivamente le risposte ai problemi del Paese.
Augusto Bocchini
Antonio D’Amato
Alfonso Desiata
Luciano Petracchi
Maurizio Sella

Mercoledí 27 Marzo 2002