LA LEGGE PER L’UTILIZZO DEL TFR NEI FONDI PREVIDENZA DANNEGGIA PESANTEMENTE I FARMACISTI DIPENDENTI: LA FILCAMS LANCIA UNA PETIZIONE

11/04/2007

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi
Ufficio Stampa
www.filcams.cgil.it

11 aprile 2007

LA LEGGE PER L’UTILIZZO DEL TFR NEI FONDI PREVIDENZA DANNEGGIA PESANTEMENTE I FARMACISTI DIPENDENTI: LA FILCAMS LANCIA UNA PETIZIONE

La Filcams lancia una petizione volta a risolvere un problema, economicamente pesante, in danno dei farmacisti dipendenti, sorto con la legge sull’utilizzo del TFR nei fondi di previdenza complementare.
La petizione è indirizzata ai ministri del Lavoro, della Giustizia, della Salute.
Questa la nota della federazione nazionale per le strutture Filcams territoriali.

«La nuova legge di riforma della previdenza e del TFR prevede la possibilità d’utilizzare il TFR come fonte di reddito previdenziale, inviandolo ad un fondo chiuso (contrattuale) o aperto.

«Nel caso si opti per un fondo contrattuale il dipendente ha la possibilità di aderire versando una quota della sua retribuzione, e l’azienda (nel caso dei farmacisti la farmacia) è obbligata a versare una quota, stabilita dal contratto, a integrazione di quanto versato dal dipendente.

«Per i farmacisti non è possibile trasferire la quota versata all’ENPAF (l’ente di previdenza di categoria previsto dall’iscrizione all’Ordine) nel fondo previdenziale scelto, dovendo, così, forzatamente e ingiustamente rinunciare a tutti i vantaggi fiscali e di rendita conseguenti a una eventuale ricongiunzione.

«Troviamo questa situazione ingiusta, vessatoria e corporativa.

«Attualmente, ci troviamo costretti a rimanere nell’ENPAF solo per garantire la pensione a chi non ha altra forma di previdenza obbligatoria, cioè i titolari nostri datori di lavoro. Non c’è altra categoria di dipendenti costretta a contribuire per garantire la pensione ai propri datori di lavoro.

«La vicenda assume contorni ancora più grotteschi se si considera che anche i titolari sono fortemente critici nei confronti dell’attuale situazione, in quanto, a fronte del pagamento di un contributo intero (di poco inferiore ai 5.000 euro all’ anno) e allo 0,90% su quanto percepito dal SSN, ricevono un trattamento pensionistico inferiore ai 500 euro al mese. E dal momento che tale trattamento riguarda anche i titolari rurali e quelli di piccole farmacie il disagio avvertito anche da questi colleghi è notevole.

«Altra iniquità è il contributo minimo obbligatorio di solidarietà di 161 euro che non è utile all’iscritto per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia, di anzianità ovvero di invalidità. Il contributo non può essere trasferito ad altro ente nell’ambito delle procedure di ricongiunzione né è utile ai fini della totalizzazione.

«La paura di rimanere vincolati a vita ad un ente che non si sceglie, su cui non si ha nessun controllo né potere decisionale, è tale da spingere moltissimi neolaureati a versare solo il contributo di solidarietà.

«Il contributo di 617 euro annui, della quota ridotta dell’85%, potrebbe essere convogliato alla previdenza complementare scelta, e, aggiunto al resto del patrimonio che si sta capitalizzando, andrebbe ad arricchire la rendita vitalizia.

«Chiediamo, quindi, di firmare questa petizione per poter far confluire tutto il versato all’Enpaf nel fondo complementare optato, eliminando l’obbligatorietà dell’iscrizione all’ente e l’obbligatorietà del contributo di solidarietà».