La legge che apre la caccia agli stranieri

05/06/2002


          05.06.2002
          La legge che apre la caccia agli stranieri
          di 
          ma.ier.


           Norme ingiuste e discriminatorie che violano la nostra Costituzione e umiliano la dignità della persona. Ecco il «manifesto del nuovo razzismo» licenziato martedì dalla Camera. Norme «bandiera» che non governano il problema dell’immigrazione in Italia. Una riforma, insomma, che peggiora il testo Unico in vigore, la Turco Napolitano. Nei punti cruciali: sicurezza, lavoro e famiglia. Una legge lesiva dei diritti fondamentali della persona: libertà personale, diritto di difesa, diritto d’asilo, diritti familiari e del lavoro. L’immigrato è visto come un ospite precario, non una persona dotata di diritti e doveri. E dal quale bisogna difendersi. Nella relazione si parla esplicitamente di «invasione di migranti e profughi», prossima a travolgere le nostre società.
          Con la legge voluta da Bossi e Fini un imprenditore avrà più difficoltà ad assumere un lavoratore straniero: si burocratizza, sia in Italia che all’estero, tutto il meccanismo dell’incontro tra domanda e offerta. Il ddl intima che il datore di lavoro dovrà garantire le spese di rientro dell’immigrato assunto, ma non spiega quale imprenditore dovrà garantire il rimpatrio dello straniero, qualora questa persona durante il soggiorno abbia avuto più rapporti di lavoro. Con l’abolizione del ricorso allo sponsor si rende più difficile l’immigrazione regolare e si nega anche alle famiglie di istaurare un rapporto di fiducia con lo straniero-lavoratore, favorendo invece il mercato etnico del lavoro. Insomma, cambiano in peggio tutte le regole in materia di mercato di lavoro. Con l’introduzione del contratto di soggiorno legato all’occupazione, si rende ostaggio e quindi più ricattabile il lavoratore straniero dal proprio datore di lavoro e con la quasi assenza del contratto a tempo indeterminato si precarizza la manodopera straniera nel nostro paese. La Bossi-Fini, dunque, non favorisce l’integrazione, ma «disegna» uno straniero con la valigia sempre in mano, da usare e sfruttare fino all’osso se ha un permesso di soggiorno; da espellere su due piedi, se puta caso dovesse perdere il posto di lavoro. Sono norme di dubbia costituzionalità quelle delle espulsioni, come quelle del contratto di soggiorno e gli articoli di legge che regolamentano l’asilo ai rifugiati e la protezione umanitaria. «Diritti calpestati, negati», ha tuonato fino all’ultimo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Invano.
          E che dire delle navi da guerra per bloccare le carrette del mare? Il decreto legge introduce una sorta di «pirateria di Stato». I generali della Marina, della Guardia di Finanza, le capitanerie di porto in una audizione alla Camera hanno ribadito a gran voce che tutto ciò non si può fare. Che è contro gli accordi internazionali, che fermare le imbarcazioni che trasportano i clandestini e riaccompagnarli al loro paese equivale ad una accusa grave, gravissima: pirateria internazionale.