La Legge Biagi crea occupazione

02/09/2004


        sezione: ECONOMIA ITALIANA

        data: 2 settembre 2004 – pag: 13
        Assolombarda / Flessibilità positiva
        La Legge Biagi crea occupazione
        NICOLETTA PICCHIO
        ROMA • In testa alla classifica c’è il contratto di inserimento, cioè la nuova versione del contratto di formazione e lavoro: a sentire le imprese, tra le varie tipologie di flessibilità offerte dalla legge Biagi, è nettamente il preferito.
        Gli altri, dal job on call al job sharing, sono distaccati in modo considerevole: sono i dati che emergono da un sondaggio di Assolombarda, realizzato su un campione di aziende associate, per verificare l’impatto della riforma del mercato del lavoro.
        «Ma siamo solo all’inizio. Il contratto di inserimento è il più semplice da capire e da applicare per le imprese, quindi inevitabilmente oggi è il preferito. Anche gli altri comunque sono destinati a crescere: siamo ancora in una fase di rodaggio. Inoltre un grande impulso, specie all’uso dello staff leasing, sta arrivando dalle nuove agenzie per il lavoro.
        Il dato importante è che, grazie alla flessibilità offerta dalla legge Biagi, l’occupazione sta salendo», dice Michele Perini, presidente di Assolombarda. I regolamenti attuativi della Biagi sono tutti emanati, alcuni contratti hanno già recepito la riforma, come il commercio, i chimici e i tessili. «Ora ci auguriamo che venga recepita anche dai meccanici e che non ci si fermi di fronte a resistenze ideologiche», continua Perini.
        In base al sondaggio, a utilizzare maggiormente la nuova flessibilità saranno le imprese medio-grandi, con 250 dipendenti e oltre (89,2%); un dato che scende al 55,1% per le aziende tra 50 e 249 dipendenti, e che si riduce ancora per le imprese con meno di 15 addetti (21,45%). La media dell’industria manifatturiera è il 40%.
        Suddividendo per categoria, in testa è il chimico farmaceutico, con il 52,2%, mentre il metalmeccanico è al 40,1%, l’alimentare al 35% e il tessile-abbigliamento il 25 per cento. Tra le nuove forme contrattuali, i contratti di inserimento sono indicati dal 60,6% degli intervistati, segue il job on call, 22,6%, lo staff leasing, 17,4%, i tirocini estivi, 11,8% ed infine il jobsharing, 6,3 per cento. «Le aziende erano preoccupate per la fine dei co.co.co., cioè dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa.
        Ma il ventaglio di possibilità della Biagi offre alle imprese la possibilità di avere un mercato del lavoro flessibile, essendo in regola. E non si crea quella situazione di precariato che è stata ipotizzata strumentalmente da alcune componenti sindacali. Piuttosto, si offre un lavoro regolare a molti giovani che altrimenti sarebbero a spasso o lavorerebbero in nero, con un effetto culturale molto negativo», continua il presidente di Assolombarda. «I dati ancora non li abbiamo, ma la percezione è che l’occupazione stia crescendo, nonostante la congiuntura», dice ancora Perini.
        La ripresa, aggiunge, si sente poco: «La Ue invece di essere una spinta è stata un freno». E la carta da giocare per le imprese è l’internazionalizzazione, a partire dalla distribuzione: il primo passo per andare oltre confine, spiega, è creare all’estero un nuovo mercato.