La legge 30 va cancellata

12/07/2005
    martedì 12 luglio 2005

    La legge 30
    va cancellata

      Le proposte dell’Unione per la riforma del mercato del lavoro

        «Occorre una legge nazionale che sostituisca la legge 30 e sostenga la stabilizzazione del lavoro ma, al tempo stesso, è indispensabile l’azione decentrata di regioni e province in materia di lavoro». Davanti a una platea composta dagli assessori al lavoro di regioni, province e comuni amministrate dal centrosinistra e dai responsabili delle politiche per il lavoro dell’Unione, Cesare Damiano – che da anni si occupa delle politiche per il lavoro e le professioni all’interno della segreteria nazionale Ds, ha riaffermato ieri le linee guida del programma che su questo tema strategico la coalizione che si candida al governo del paese sta elaborando.

          L’appuntamento di ieri (intitolato “L’Unione, il lavoro, il governo locale”) era inserito in un’agenda che si sta sviluppando ormai da molti mesi con l’obiettivo di definire il programma di governo sul fronte del lavoro, e in particolare aveva l’obiettivo di mettere a fuoco gli aspetti che riguardano l’armonizzazione tra la futura legislazione nazionale e territoriale.
          «Sono convinto che la tematica del lavoro debba viaggiare su due gambe – sottolinea Damiano – quella nazionale, che significa in primo luogo il superamento della precarizzazione esasperata con la legge 30 e l’obiettivo prioritario dell’incentivazione dell’ampliamento dell’area del lavoro a tempo indeterminato attraverso gli incentivi alle imprese come il credito d’imposta; e quella territoriale, decentrata, che dovrà trovare il proprio fulcro nei centri per l’impiego, il cui radicamento è fondamentale per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, con una predisposizione alla personalizzazione dei servizi di tutoring».

            «Anche se c’è un grande problema di prospettiva se verrà meno il finanziamento del Fondo Sociale Europeo – conclude il dirigente Ds – e in mancanza di risposte nazionali sostitutive potrebbe compromettere l’efficacia dell’azione territoriale a sostegno dell’occupazione».

              In ogni caso l’interazione tra le due dimensioni, locali e nazionale, delle politiche per il lavoro sarà uno dei punti di forza del programma dell’Unione, che peraltro dopo le elezioni primarie dovrebbe trovare occasione per un’ulteriore definizione in una Convenzione sul programma per il lavoro alla quale oltre al leader della coalizione parteciperanno anche i leader dei partiti e le parti sociali.

                «Si tratta di selezionare poche forme di “buona” flessibilità – tiene a ribadire Cesare Damiano – accompagnate da un sistema di protezione sociale rivolta anche ai lavoratori discontinui, altrimenti succede che mentre nel resto d’Europa si sta affermando il concetto di “flexsecurity”, qui da noi resta il solo elemento della flessibilità privo di alcuna forma di sicurezza sociale. E questo deve riguardare in modo particolare le categorie più deboli»

              gp.r.