La Legacoop Toscana pronta a investire 800 mld nella grande distribuzione

08/12/2000

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)




Venerdì 8 Dicembre 2000
italia – economia
La Legacoop Toscana pronta a investire 800 mld nella grande distribuzione

(NOSTRO SERVIZIO)

FIRENZE Con un investimento complessivo di 800 miliardi, le cooperative di consumo toscane aderenti alla Lega si preparano a realizzare un piano di sviluppo triennale che darà lavoro a più di 1.200 persone nella regione. Saranno aperti nuovi ipermercati a Empoli, Prato, Sesto Fiorentino, Grosseto e Livorno, e complessi integrati a Firenze e Pietrasanta, oltre a una serie di piccoli punti vendita.

Il comparto della grande distribuzione, secondo i dati resi noti ieri da Legacoop Toscana, si conferma come il più ricco e tra i più dinamici del sistema cooperativo regionale, di cui rappresenta il 57% del fatturato aggregato e il 33,6% in termini di addetti, con 5mila miliardi di vendite realizzate nel ’99 (+8,8% sul ’98) e un trend di crescita che quest’anno si dovrebbe attestare intorno al 9,5% per cento, in linea con il risultato medio registrato nel primo semestre in Toscana dalla Lega (+10,6%).

In particolare, le 977 imprese cooperative della regione hanno messo a segno nel ’99 un fatturato globale di quasi 9mila miliardi (esattamente 8.818 miliardi, in crescita del 9,1% rispetto al ’98), pari al 6% del Pil della Toscana. I soci, sempre alla fine dell’anno scorso, erano circa 1,5 milioni e gli occupati 33mila, questi ultimi in aumento del 13,1 per cento. Segno negativo, invece, per quanto riguarda gli utili, diminuiti del 42,5% nel ’99.

«Il nostro si conferma un sistema d’imprese che concorre allo sviluppo dell’economia toscana sia nei settori tradizionali del commercio e dei servizi, sia in quelli più innovativi, come la consulenza informatica, la progettazione e la produzione mutimediale — dice Giorgio Bertinelli, presidente della Legacoop Toscana — Negli ultimi cinque anni abbiamo quasi raddoppiato il fatturato e incrementato di un terzo il numero degli addetti».

Barbara Gabbrielli