La Lega delle cooperative alla sfida innovazione

26/11/2002

            25 novembre 2002

            DOMINANTE
            Da giovedì a sabato la Legacoop celebra a Roma,
            presso l’Auditorium della tecnica, il suo 36 °Congresso
            nazionale. Il titolo è anche il programma della Lega:
            "Il progetto cooperativo: libertà e sicurezza;
            imprenditorialità e partecipazione".
            L’obiettivo è analizzare i risultati conseguiti dalle
            cooperative aderenti nell ’arco degli ultimi tre anni e le
            linee di azione individuate per offrire risposte ai nuovi
            bisogni,sullo sfondo di uno scenario economico e sociale
            sempre più complesso. In gioco, in altre parole ,c’è il
            futuro dell ’organizzazione. Ai lavori – che si aprono con
            la relazione del presidentre della Lega, Ivano Barberini -
            partecipano tra gli altri Fini, Fassino e Rutelli.

            CONGRESSO.
            IN DISCUSSIONE LA NATURA STESSA
            DELL’ORGANIZZAZIONE
            Movimento para-politico o sindacato d ’imprese
            La Lega delle cooperative alla sfida innovazione

            Associazioni
            a una svolta
            E ’ al tramonto
            l ’era del
            collateralismo

            Non c’è bisogno di scomodare Toqueville, Putnam, De Rita, la concertazione o il dialogo sociale per apprezzare la centralità dell’associazionismo (anche di quello economico) nello sviluppo e
            nella tenuta di una moderna democrazia.
            La transizione di regime che ha caratterizzato tutti gli anni ’90 avrebbe avuto ben altri esiti se l’Italia non avesse potuto contare su forti e consolidate associazioni di rappresentanza.
            Nel contempo però sorprende l’inerzia del sistema della rappresentanza italiano che sembra impermeabile ai cambiamenti che nell’ultimo decennio hanno caratterizzato tutte le istituzioni del sistema politico-economico.
            Sostanzialmente le associazioni di rappresentanza sono ancora oggi
            le stesse nate nell’immediato dopoguerra e devono quindi fare i conti con il tema generale della loro modernizzazione.
            Il sistema della rappresentanza (numero e articolazione delle associazioni di
            categoria) riflette ancora perfettamente le vecchie logiche di collateralismo partitico quando la trasformazione del sistema dei partiti, la secolarizzazione della politica, i meccanismi elettorali e i vincoli di bilancio non giustificano più in alcun modo logiche di tipo collaterale (come dovrebbe aver compreso la Confindustria con riferimento all’ultima finanziaria). Sul piano economico l’articolazione rigida per settori (commercio, industria, agricoltura, artigianato, etc.) riflette un sistema che già dalla seconda metà del secolo scorso aveva subito radicali trasformazioni.
            Questi due elementi di arcaicità non solo spiegano l’inusuale frammentazione (rispetto all’Europa) della rappresentanza in Italia ma
            spiegano soprattutto la debolezza della rappresentanza della piccola e media industria che, per parafrasare un vecchio slogan, è gigante economico ma nano politico.
            Oggi le associazioni di rappresentanza sono davanti ad alcune sfide cruciali. Innanzitutto la delocalizzazione del decision making, che sempre più ha una dimensione direttamente europea e\o coinvolge il livello regionale. Vi è poi una tendenziale privatizzazione di molti settori una volta pubblici: banche, mercato del lavoro, welfare, public utilities.
            Infine vi è un impatto diretto delle nuove tecnologie sulle dinamiche organizzative delle varie associazioni. Anche a rischio di semplificare troppo una realtà molto complessa possiamo dire che mentre fino ad oggi le decisioni rilevanti della contrattazione tra le parti che coinvolgevano le associazioni di categoria, erano pubbliche e nazionali (costo del denaro, costo del lavoro, welfare), oggi le stesse organizzazioni dovranno
            (o dovrebbero) fare i conti con una moltiplicazione dei tavoli di confronto sia sul piano territoriale sia rispetto al carattere pubblico o privato dei diversi interlocutori.
            Che l’attuale strutturazione delle associazioni non sia coerente con i nuovi scenari è evidente e rende oltremodo interessante lo svolgimento dei congressi delle associazioni per verificare se e in che misura vorranno\sapranno affrontare le sfide del (loro) cambiamento.
            Il congresso della Lega si inserisce a tutti gli effetti in questo contesto.
            Ma il suo svolgimento porta con sé ulteriori elementi di interesse. Infatti la Lega delle Cooperative è l’unica associazione di rappresentanza imprenditoriale basata ancora sulla rappresentanza mediata, cioè sul fatto, eredità di una lunga storia, che i massimi dirigenti dell’associazione non sono imprenditori bensì dirigenti politico sindacali di professione.
            La modificazione di questa situazione non è un semplice operazione statutaria, bensì riflette diverse concezioni sulla natura della Lega stessa: è un sindacato di imprese o è un movimento che ha caratteristiche innanzitutto politiche? Deve darsi una struttura organizzativa che punta alla promozione delle imprese e quindi si articola sulla base delle loro specifiche esigenze di settore e di dimensione, assai diverse tra di loro,
            o punta alla "promozione cooperativa" in modo indifferenziato?
            O deve darsi un equilibrio tra queste diverse esigenze, generando così una
            notevole babele? Dai congressi territoriali sin qui svolti vengono segnali che testimoniano della discussione in corso. Per esempio a Bologna è stata deliberata una modifica strutturale che prevede una sorta di "direttivo" composto dalle imprese più significative, con un presidente espressione delle imprese, istituendo allo stesso tempo, la figura del Direttore della struttura. Un passo verso una più netta separazione tra ruoli imprenditoriali e funzionariali.
            Il Congresso nazionale sarà importante per indicare una direzione.