La Lega contende le pensioni agli alleati

28/01/2004





 
   
28 Gennaio 2004





 


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La Lega contende le pensioni agli alleati
Maroni, pressato dalle manovre della destra, chiude con i sindacati: «Nessun emendamento»
CARLA CASALINI


Silvio Berlusconi ha aperto la sua campagna elettorale, e gli alleati si danno da fare, l’un contro l’altro armati, per conquistare ciascuno una propria visibilità da esibire in vista del voto: le pensioni, materiale incandescente, a pieno titolo si giocano in questo braccio di ferro. Il ministro leghista Maroni, incalzato dagli annunci di modifica della delega previdenziale anticipati da An col sostegno dell’Udc, reiterati da Forza italia, ieri ha sbattuto la porta in faccia ai sindacati negando futuri appuntamenti, e messo un punto fermo rispetto agli alleati: «Il governo non presenterà alcun emendamento sul 2008». L’oggetto del contendere, nella maggioranza, sono le pensioni di «anzianità»: oggi si possono raggiungere con 35 anni di contributi versati (e 57 anni di età), dal 2008, invece, scatterebbe lo «scalone», il salto brusco a 45 anni di contributi. Ma nel centrodestra si sta lavorando a una proposta per «una maggiore gradualità». Ieri lo ha ribadito il relatore della delega previdenziale Carmelo Morra, di Forza italia: «Stiamo verificando la fattibilità finanziaria di ipotesi graduali basate su un mix fra contributi e età anagrafica a partire dal 2008, da integrare con la chiusura di qualche `finestra’».

Ma per la Lega l’oggetto indigesto sono proprio le «finestre»: le scadenze di uscita (quattro all’anno) per chi ha raggiunto i requisiti per la pensione di «anzianità», naturalmente riguardano prevalentemente i lavoratori del nord, che in una lunga carriera lavorativa hanno potuto accumulare i «contributi» richiesti. Lo stesso Bossi aveva promesso sicurezze «agli operai»: come si potrebbe tradire questa «base sociale» in vista delle prossime elezioni?

Il ministro del welfare, uscendo ieri dalla riunione della commissione lavoro del senato che sta esaminando gli emendamenti alla delega governativa ha precisato infatti che il governo, appunto, non presenterà emendamenti, pur se si valuteranno quelli parlamentari (per esempio sul «silenzio-assenso per il versamento del tfr nei fondi pensione – come chiesto anche dai sindacati); ma sia chiaro che sulla «gradualità», «ogni proposta di emendamento deve avere risultati sul risparmio pari almeno allo 0,7% del pil, e non deve prevedere anticipo di interventi prima del 2008», per esempio le suddette «finestre».

Dall’Ulivo il responsabile lavoro della Margherita, Tiziano Treu, ha buon gioco nel denunciare «la paralizzante indecisione di governo e maggioranza su una questione tanto delicata come le pensioni», e nell’ironizzare sull’«ottimismo» di Maroni che ha assicurato: la «riforma» previdenziale sarà approvata «subito dopo il federalismo».

Dalla Cgil nazionale reagisce Morena Piccinini: «Il governo, dopo essersi impegnato verso i sindacati a una riconvocazione, ora dichiara che non proporrà nessuna modifica, declina dalle proprie responsabilità». Certo, è una spia «di una inconciliabilità di posizioni» nel centrodestra, , ma per quanto riguarda la Cgil, «se questa è la conclusione, risponderemo con la mobilitazione e la lotta».