La leader della Cgil eMarcegaglia «Al Paese servono le parti sociali»

19/01/2011

MILANO — «Non lasciamoci travolgere, l’Italia non è lo scontro a Mirafiori Abbiamo firmato 34 contratti senza un’ora di sciopero, solo uno non è andato in porto. E in un Paese che rischia di andare a pezzi, le parti sociali in realtà sono capaci di parlarsi. E non credo proprio che un Paese senza Confindustria e senza sindacati sia un Paese migliore» . Strappa un applauso la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, quando si rivolge alla numero uno della Cgil Susanna Camusso nel primo confronto pubblico post Mirafiori. Insieme con il segretario del Pd Pier Luigi Bersani le due leader sono venute alla Casa della Cultura di Milano a presentare il libro «Il futuro è di tutti, ma è uno solo» di Valeria Fedeli, la sindacalista da dieci anni a capo della Filtea, l’organizzazione dei tessili della Cgil. Negli Anni 70 il tessile era dato per morto, ricorda il moderatore dell’incontro, il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, dando atto a sindacati e imprenditori di aver visto con pragmatismo qual era il futuro e aver percorso la via dell’innovazione. Qualcuno, al tavolo dei relatori, scherza sulla possibile candidatura della pragmatica Fedeli alla guida dei metalmeccanici. «Non scherziamo— si ritrae lei— di fronte al metodo Marchionne le donne del tessile avrebbero aperto il conflitto» . Le sofferte giornate di Mirafiori pesano nel faccia a faccia Camusso-Marcegaglia. Le due leader sono più che dialoganti, al netto di un paio di stoccate sui rapporti tra Cgil e Fiom e tra Confindustria e Fiat. Marcegaglia butta là «l’anomalia» della Fiom e accenna ai turni nella siderurgia «da trent’anni» come quelli introdotti a Mirafiori. «Non mi permetterei di dire che Sergio Marchionne è il problema di Confindustria perché non è stato riportato all’ordine» sibila Camusso che a margine dell’incontro definisce «difensiva» la posizione dell’amministratore delegato del Lingotto, il quale «come sempre non racconta qual è il piano per Fabbrica Italia» . Camusso offre però un’ampia riflessione sulla riforma della rappresentanza. «Riconoscersi e darsi regole reciproche» in un quadro di «democrazia e pluralismo» è la strada maestra, dice, ricordando che «i lavoratori sono cittadini anche dentro la fabbrica» . Le organizzazioni, Confindustria compresa, rilancia Camusso, «devono svolgere il compito di mantenere viva la rappresentanza collettiva» . «Se uno fa da sé — argomenta — non fa per tre, e anzi combina pure qualche pasticcio, tutti lo osannano. E nessuno indica cosa si può fare collettivamente in un Paese che sta sottraendo il futuro ai giovani» . La reciprocità «è importante» per Marcegaglia rassicura sulle regole, ma la «cornice» , avverte, deve essere «sottile» : al suo interno «ci devono stare Fiat, il tessile e l’alimentare» . Ognuno «deve poi poter trovare la sua strada per la competitività» . Secondo Marcegaglia «c’è un’intesa sostanziale su cinque dei sei punti affrontati. Manca l’accordo sulla produttività, ma non lasciamoci travolgere dalla vicenda Mirafiori e firmiamo» . Sull’urgenza delle riforme insiste Bersani. «Quando la polvere calerà— afferma — si vedrà che il Pd è l’unico partito in grado di fare le riforme» . Quanto alla Fiat, «se il Pdl avesse fatto una riunione avrebbero detto soltanto "Marchionne, Marchionne"; se l’avesse fatta Sel, avrebbero solo inneggiato alla Fiom. Noi invece abbiamo discusso perché le cose sono più complesse e non si può ridurle a una tifoseria»