La guerra e l’«autunno italiano»

16/09/2002

        15 settembre 2002



        La guerra e l’«autunno italiano»
        L’assemblea nazionale della sinistra Cgil di «Lavorosocietà» incalza il sindacato del dopo-Cofferati
        Il «no alla guerra» Rifiuto netto, ma il sindacato deve organizzare la mobilitazione. La forza del 23 marzo entri nei contratti e nei luoghi di lavoro


        CARLA CASALINI
        La proiezione sulla scena mondiale, lo zoom sull’autunno italiano: contro la guerra, arma del neoliberismo globale in crescente difficoltà; contro l’impianto neoliberista nostrano delle politiche economiche e sociali berlusconiane, che per tutti, in primis per il sindacato, vuol dire «prendere atto che non siamo di fronte solo a uno scontro redistributivo, bensì a uno scontro generale democratico e di classe, e trarne le conseguenze collocandosi nell’orizzonte di un’alternativa a queste politiche». Gian Paolo Patta, della segreteria nazionale, conclude l’assemblea della sinistra Cgil «Cambiare rotta-Lavorosocietà» e tira le fila dei due giorni di discussione aperti dalla relazione della segretaria Paola Agnello Modica. La minoranza della Cgil conferma la giustezza della propria scelta di uno sbocco unitario all’ultimo congresso nazionale, giacché là ci fu una «acquisizione nuova» su alcuni nodi cruciali sui quali la sinistra si era battuta negli anni precedenti. Dall’opposizione già alla guerra in Kosovo, che invece la segreteria Cgil allora definì «contingente necessità», mentre poi ha respinto la guerra in Afghanistan e qualunque suo «allargamento» e oggi, conseguentemente, respinge l’attacco all’Iraq. Poi la presenza della sinistra a Porto Alegre e a Genova, dove non c’era «tutta» la Cgil che oggi invece avrà una presenza significativa, come altri sindacati europei, al Forum sociale di novembre.

        Le scelte dei sindacalisti della minoranza srtivano dal giudizio che non c’erano risposte da cercare nella svolta capitalistica, ma anzi sarebbero «aumentate le diseguaglianze». Non c’erano in proiezione internazionale, quelle «risposte», non c’erano nella versione italiana, dove aumentava la precarietà del lavoro, e il salario, i contratti erano ingabbiati nell’accordo del luglio ’93. Fu alle prime assise di Parma della Confindustria che Sergio Cofferati approdò a un «giudizio chiaro», individuando nel patto Berlusconi-D’Amato una netta «svolta liberista» con la Cgil, quindi, nel ruolo di bersaglio principale, «perché in grado di opporvisi».

        E’ iniziata così la nuova stagione, inaugurata dalla Cgil di Cofferati, sancita nelle conclusioni del congresso, «sufficienti per fare un percorso unitario, e affrontare anche le differenze», ha sottolineato Patta, precisando che questa «retrospettiva» sulle precedenti posizioni della sinistra rispetto alla maggioranza non intendeva «menare alcun vanto», ma piuttosto sottolineare il valore della raggiunta unità sui «nodi cruciali», e però anche la necessità di impegnarsi per dare futuro concreto al mutamento nella lotta sindacale, a partire dai contratti.

        La differenza fondamentale che la sinistra segna oggi è infatti l’insistenza sul passaggio «dalle parole ai fatti» sul vasto programma di lotta della Cgil: dalla difesa dei diritti del e nel lavoro alle pensioni, sanità, scuola, ai diritti sociali e politici per i migranti, alla difesa di libertà e democrazia per tutte e tutti. Oggi, e «solo oggi», anche la gran parte delle forze politiche di opposizione «comincia a comprendere la portata dello scontro»: di fronte al progetto neocorporativo che punta a modificare nel profondo la società italiana «non solo l’ambito economico-sociale ma anche il modello democratico, l’equilibrio istituzionale dei poteri, non ci si può atteggiare come si trattasse di una normale fase di alternanza», incalza il documento finale dell’assemblea.

        Patta traduce, per il sindacato: non ci siano dirigenti che pensino che «passata la nottata, si può tornare al tran tran italico degli anni precedenti…». E Giorgio Cremaschi, segretario Fiom, ritorna sul tema. Il «no alla guerra» deve sostanziarsi in’azione precisa – ha detto più di un intervento – in sciopero, manifestazione nazionale, e europea. Alla traduzione della guerra internazionale in guerra interna contro gli immigrati, occorre poi «impegnare la Cgil alla disobbedienza alla legge Bossi-Fini», aggiunge Cremaschi. Che sull’autunno italiano, sintetizza: «Merito a Cofferati per le scelte nuove: abbiamo chiarito che quando la Cgil dice no è no, e a questo segue la lotta. Ora la lotta generale deve tradursi in lotta sindacale nei contratti e nei luoghi di lavoro. La forza del 23 marzo deve entrare nelle fabbriche, e qui ci sono ancora le maggiori difficoltà e resistenze».