La guerra dell’hamburger: McDonald’s contro politici e sociologi

21/01/2002








LA POLEMICA
La guerra dell’hamburger: McDonald’s contro politici e sociologi
      ROMA – Il doppio hambuger se ne sta lì trafitto da otto frecce, conficcate tra lattuga e sottilette, dalle sue «ferite» cola mostarda. In compenso parla e domanda: «Ma chi sono io, San Sebastiano?». Questo è il panino-martire, protagonista di una campagna pubblicitaria di McDonald’s Italia. Provocatoria e istantanea: è comparsa ieri (giorno del santo) sull’ultima pagina del Corriere , resterà un pezzo unico. Postilla di spiegazione: «Non abbiamo potuto fare a meno di sorridere pensando che, in un mondo dove succedono ogni giorno cose ben più gravi, un innocuo panino è diventato il simbolo di tutti i mali dell’universo». Quanto ai dardi che infilzano il Big Mac (un classico aziendale da 2 euro e 50 centesimi), si tratta di altrettante doglianze che l’hambuger (e dunque la multinazionale) rivolge a chi lo attacca. Ce n’è per molti. Per «un raffinato leader della sinistra» che nel panino americano ci vede «la modevna veincavnazione dello sfvuttamento opevaio» ( Fausto Bertinotti) . Per «qualche sociologo» che lo incolpa della disgregazione del focolare domestico (allusione a George Ritzer, professore dell’Università del Maryland, autore del saggio critico «Il mondo alla McDonald’s»). Per gli «integralisti dello slow food» che lo considerano il Grande Satana, per «qualche patrologo» che lo ritiene un «segno dell’ateismo in cui sprofonda la civiltà occidentale» (qui si sfotte il professor Massimo Salani , teologo e docente di Patrologia che nel suo libro «A tavola con la religione» sostiene che la polpetta yankee non è cibo da cattolici: il pasto veloce perde sacralità). Altri arcieri del Big Mac: il popolo di Seattle, la scrittrice Naomi Klein , sacerdotessa del No-Logo , i giornalisti. L’ultima freccia è autocelebrativa: «Nel 2001, in Italia ho ristorato 220 milioni di persone di ogni sesso, razza e religione».
      Al panino «perseguitato» non crede
      Fausto Bertinotti che scherza: «Sono io San Sebastiano, comunq ue ho l’aureola». Poi analizza: «La McDonald’s ha copiato la tecnica dei no-global che irridono le pubblicità delle marche famose facendone il verso. La multinazionale cerca di prendere in giro chi la contesta. Questo prova che ha un senso di sé eccessivo, che si mette sempre al centro, anche come improbabile vittima. Pensando di cancellare le sue colpe: l’omologazione del gusto, la distruzione del rapporto prodotto-territorio, la creazione di una economia colonizzatrice. McDonald’s non è responsabile di tutti i mali del mondo, ma di questi sì».
      Spiega
      Alfredo Pratolongo , responsabile comunicazione per McDonald’s Italia: «La finta pubblicità era un modo di ironizzare sugli attacchi di cui siamo stati oggetto l’anno scorso, però non ci sentiamo sul serio come San Sebastiano. Non abbiamo mai preteso di cambiare le abitudini alimentari degli italiani, siamo un’alternativa, vogliamo convivere pacificamente. Abbiamo 330 fast-food, serviamo 650 mila persone al giorno, ma nel nostro paese ci sono 200 mila esercizi commerciali per la ristorazione, la concorrenza è più che garantita». San Sebastiano accettò il suo martirio. «Noi no, siamo vivi e vegeti, continueremo a fare hamburger».
      Un vanto dell’azienda è dare lavoro a 15 mila persone (in 3 anni contano di assumerne altri 8.500).
      Francesco Caruso, leader dei no-global napoletani, non ci vede niente di bello: «Perché è risaputo che sfruttano i lavoratori. Non c’è contratto regolare, non c’è sindacato, non ci sono diritti. Mica è un caso se abbiamo scelto come bersaglio la McDonald’s, non è per ideologia, è perché rappresenta tutto quel che c’è di sbagliato al mondo: disboscano foreste per farci i pascoli, trattano male gli animali, negli hamburger ci mettono schifezze. Gesù, quei panini sono di plastica, sanno di plastica».
      Le poche volte che ne ha addentato uno,
      Giacomo Mojoli , vicepresidente di Slowfood (associazione che tutela il gusto), si è detto: «Com’è cattivo questo pane, se penso che in Italia ne esistono così tante qualità». Chiamato in causa come nemico dell’hamburger, Mojoli ribatte: «Non siamo integralisti, anzi cerchiamo di educare il consumatore ad apprezzare le diverse tradizioni alimentari di ogni paese, difendiamo la biodiversità. McDonald’s invece vuole far mangiare a tutti la stessa cosa. E pure cattiva».
Giovanna Cavalli


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