La grande paura gela i consumi

23/10/2001



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La grande paura gela i consumi
Viaggi, computer, tv e cellulari: spese rinviate per la guerra

LUISA GRION


ROMA – C’era una volta il piacere di spendere, oggi a consumare si prova quasi imbarazzo. Si compera solo ciò che veramente serve, lasciando perdere o rimandando l’acquisto di tutto il resto. L’11 settembre e l’attacco alle Torri gemelle di New York ha rivoluzionato, fra molte altre cose, anche l’idea della spesa. In Italia, come nel resto dell’Europa, è crollata la vendita di tutto ciò di cui si può fare a meno: i viaggi, certo, ma anche l’ennesimo cambio di cellulare, il cappotto alla moda, l’ultimo ritrovato dell’elettronica. La lavatrice vecchiotta ma ancora in funzione resta al suo posto, se il cognac è finito la bottiglia non si ricompera. Chi deve cambiare la macchina aspetta, il figlio che chiede il motorino resta a bocca asciutta. Così testimonia una ricerca del Cirm Eurotop, confermata sul campo dalle nefaste previsioni di vendita di tutti, ma proprio tutti i commercianti.
Quali sono le voci in calo? La totalità, sopravvivenza a parte. Eliminato il lusso e tutto quanto possa anche lontanamente richiamare immagini d’opulenza e inutilità. Boicottato l’»in più»: si torna all’essenziale.
La tendenza è comune agli altri paesi europei, anche se l’Italia primeggia nel freno ai viaggi e alla telefonia. Ma va detto che anche dai consumi si vede che questa guerra è diversa dalle precedenti: ha gelato gli acquisti certo (ci aveva già pensato in parte la recessione in arrivo), ma non ha creato né accaparramenti alimentari (era successo con la guerra del Golfo), né corsa ai beni rifugio. Come se l’oro nulla potesse di fronte alle minacce dei kamikaze e del carbonchio. Ecco comunque la mappa dell’evidente, inevitabile frenata
Addio moda: per l’abbigliamento la parola d’ordine è rinviare. Complice il clima ancora caldo, il guardaroba d’autunno è fermo allo scorso anno. Ma non è tutta colpa del tempo: Confesercenti e Confcommercio sono d’accordo nel denunciare un calo delle vendite del 20 per cento e il sondaggio Cirm conferma il blocco. Penalizzate soprattutto le grandi marche, anche perché sono spariti i giapponesi e americani perennemente in fila davanti a Prada e Gucci.
Rigore in cucina: l’alimentare nel suo complesso, per forza di cose, è una delle voci che meno hanno subito le conseguenze della crisi. Ma se il consumo di pasta, pane e carne è rimasto più o meno immutato dalla carrello della spesa è scomparso il voluttuario. Di conseguenza se le quantità vendute sono più o meno le stesse del pre11 settembre, lo scontrino medio – dicono i commercianti – ha perso il 5 per cento in valore.
Il computer può attendere: tivù, hifi, pc per ora non si cambiano. L’elettronica in genere ha subito uno dei più vistosi cali di vendita degli ultimi anni. L’acquisto di nuova tecnologia è rimandato a tempi migliori e la crisi riguarda la telefonia (stoppata la corsa all’ultimo modello di cellulare) ma anche i più comuni elettrodomestici. «La ripresa arriverà – dicono alla Confcommercio – ma sarà sentita soprattutto dai grandi centri commerciali che si sfideranno a colpi di promozioni». Tiene, anzi aumenta del 10 per cento, la vendita delle play station, ma il mini boom è legato all’uscita di nuovi prodotti. Giocattoli tradizionali, conferma il sondaggio Cirm, al momento non si regalano. Magari a Natale.

Vecchi motori: auto e motorino non si cambiano. Il calo delle immatricolazioni fra settembre e ottobre è stimato fra i 180 e i 300.000 pezzi (il 7 per cento in meno). Sorte ancora peggiore per le due ruote le cui vendite (cinquantini soprattutto) è crollata oltre il 40 per cento. Ciò conferma che quando l’investimento da fare è notevole si preferisce aspettare.
Voglia di cinema e di «news»: in tivù mai come ora tirano l’informazione e l’aggiornamento. «L’ascolto di telegiornali e speciali ha conosciuto impennate fino al 300 per cento – dice Walter Pancini, direttore generale dell’Auditel – Per il futuro però punterei su un ritorno dell’intrattenimento: è inevitabile, prima o poi la tensione calerà e trionferà il bisogno di esorcizzare la paura. In fondo anche «Maramao perché sei morto» è una canzone di guerra». Non ha subito crisi nemmeno il cinema, dove l’uscita di titoli di traino ha garantito in settembre aumenti di vendita del 36 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. «Il weekend fra il 14 e il 16 settembre ha garantito alle prime visioni incassi di 12 miliardi e mezzo, decisamente un buon risultato – dice Roberto Chicchiero, responsabile di Cinetel – è significativo però il grande successo di una pellicola come "Viaggio a Kandar", si cerca di capire». La buona risposta delle sale è confermata, in via indiretta, anche dall’andamento del noleggio di videocassette. «Mercato stabile – dice Alessandro Olivieri della catena Filmania – non sono cambiati nemmeno i gusti». La paura c’è, dunque, non si viaggia si spende di meno, ma per fortuna la voglia di socialità ancora prevale e la sera si esce ancora.