La grande distribuzione sotto accusa «Serve nuovo modello organizzativo»

24/09/2012

Dal confronto è emerso che i posti perduti per la chiusura di punti vendita di prossimità non sono stati rimpiazzati dalla Gdo. Per il sindacato serve un cambiamento radicale.

Alla festa regionale del tesseramento o della Filcams-Cgil che si è svolta fino ad ieri sera ad Ibla attenzione puntata sulla Grande Distribuzione Organizzata. Ed il segretario generale nazionale della categoria, Franco Martini, ha invocato un nuovo modello organizzativo. «Il futuro è disastroso, specie al Sud ha detto Martini – se non si corre ai ripari con una regolamentazione del settore e una più attenta programmazione dello sviluppo territoriale».
Il dibattito è stato introdotto dal segretario della Cgil, Giovanni Avola, ed ha visto la presenza di
Mariella Maggio (segretario generale Cgil Sicilia), Giorgio Ragusa (direttore di Conad Sicilia), Sandro Artini (Amministratore delegato di Supercoop Sicilia), Piero Agen (presidente regionale della Confcommercio) e Antonio Aurnia (presidente dell`Ente bilaterale del Commercio di Ragusa), e Monica Genovese, segretario generale della Filcams-Cgil. «La Gdo – ha affermato Genovese – non è più un`isola felice. In Sicilia il comparto ha registrato una crescita notevole, la più alta tra le regioni meridionali. Alla crescita, in una fase di drammatica crisi dei consumi, è corrisposto un peggioramento delle condizioni d`impiego, con il ricorso al part-time, a forme di lavoro precarie, esternalizzazioni, dismissioni e cessioni di rami d`azienda. Completano il quadro delle criticità l`impatto ambientale, il rapporto con piccoli e medi commercianti, l`assenza di contrattazione di secondo livello, l`aumento esponenziale delle vertenze di lavoro, la liberalizzazione selvaggia delle aperture, le infiltrazioni della criminalità organizzata». Martini ha aggiunto: «Si calcola che lo scorso anno abbiano chiuso le saracinesche circa 100-150 mila punti vendita di prossimità. I posti di lavoro perduti non sono stati rimpiazzati dalla Gdo. Le grandi catene di distribuzione, tutte straniere, sono in fuga dal paese, soprattutto al Sud, mentre resiste ancora il sistema della cooperazione. Le liberalizzazioni degli orari e delle aperture, com` era prevedibile, si sono rivelate un fallimento, poiché si sono tradotte in un aumento dei costi per le aziende e in una compressione dei diritti e dei salari per i lavoratori. E la famosa riduzione del lavoro precario, che attendevamo dalla riforma Fornero, non c`è stata».