La grande distribuzione lancia l’allarme: la riforma è bloccata

26/03/2002





Commercio
La grande distribuzione lancia l’allarme sulla mancata modernizzazione del settore
Faid: la riforma è bloccata
Sotto accusa le Regioni per le leggi restrittive – Appello all’Abi: giù i costi dei pagamenti elettronici
MILANO – La modernizzazione della distribuzione italiana è al palo, l’applicazione della riforma varata dal Governo nel 1998 ha sortito l’effetto contrario, perché in concreto la stragrande maggioranza delle Regioni ha applicato la riforma in senso restrittivo. E ancora: un forte impedimento alla modernizzazione del commercio arriva anche dal sistema creditizio, visto che la diffusione dei sistemi di pagamento elettronici resta ancora bassa e soprattutto costosa. Insomma dall’assemblea della Faid-Federdistribuzione, ossia l’associazione che raggruppa le grandi catene di vendita, è giunto un messaggio pressante affinché si acceleri il processo di rilancio del complesso sistema commerciale italiano. Un’analisi effettuata da Roberto Ravazzoni, docente delle Università di Bari e Parma, ha messo in chiara evidenza alcuni parametri chiave dell’evoluzione del sistema commerciale. Innanzitutto la rete di vendita al dettaglio, nel complesso, dovrebbe calare a quota 561.300 unità (362.500 negozi non food e 198.800 alimentari) entro il 2003: attualmente AcNielsen stima in attività 587.700 negozi, di cui 380mila non food e 207.700 alimentari. Numerosi i rischi del sistema commerciale italiano: progressivo diffondersi a livello regionale dei blocchi delle medie e grandi superfici, accelerazione delle acquisizioni da parte di gruppi forti sul piano finanziario, ristagno dell’ammodernamento. Le Regioni non stanno recependo i maniera corretta la filosofia liberista della riforma (decreto Bersani) e in molti casi – ha rilevato l’analisi di Ravazzoni – la normativa regionale risulta addirittura più restrittiva della precedente. In pratica solo Marche e Sicilia sono su posizioni più avanzate, con la Campania in bilico. E come ha sottolineato il presidente di Faid-Federdistribuzione, Tito Lombardini, è il caso che si pongano dei correttivi alla riforma del settore, che ha di fatto posto degli ostacoli inopportuni allo sviluppo degli investimenti. La mancata modernizzazione della rete – ha sottolineato Lombardini – grava in misura consistente sui consumatori. Un altro nodo da affrontare è costituito dai rapporti con il sistema del credito: «Non è possibile gravare di 3-4 punti percentuali aggiuntivi tra costi bancari, postali e fiscali uno scontrino medio di 30 euro speso in un supermercato e pagato con denaro elettronico; a conti fatti il consumatore continuerà a usare i contanti». Il bancomat è uno strumento importante per abituare i consumatori all’euro, ma la commissione richiesta dall’Abi agli operatori commerciali per le operazioni di Pagobancomat è troppo elevata e questo riduce la diffusione della carta, ha ribadito a margine del convegno Faid Giovanni Cobolli Gigli, amministratore delegato di Rinascente. Il gruppo Rinascente sta peraltro lavorando a una propria carta di pagamento. E ora si apre il confronto sul federalismo, ossia sui nuovi poteri delle Regioni scaturiti dalla recente riforma della Costituzione. Al riguardo il presidente di Federcom, Giovanni Pomarico, ha rilanciato l’allarme sul fatto che gli operatori sono disorientati perché devono confrontarsi con «20 Italie del commercio». Se le Regioni andranno ognuna per proprio conto si creerà una situazione davvero critica per il settore. Il vicepresidente dell’Anci, Osvaldo Napoli, ha poi ricordato le difficoltà di applicazione della normativa sul sottocosto nei Comuni. L’importanza di relazioni costruttive tra industria e distribuzione è stata sottolineata da Calisto Tanzi e Innocenzo Cipolletta, rispettivamente presidenti del gruppo Parmalat e Marzotto. Infine, da parte del Governo è stato ribadito l’impegno a rilanciare gli investimenti nel settore logistico a servizio della filiera distributiva: «Vogliamo puntare su un moderno sistema di interporti – ha detto il sottosegretario Paolo Mammola – valorizzando le iniziative meritevoli, con un forte impegno degli operatori privati, dopo una stagione di finanziamenti a pioggia con modesti ritorni».
V.Ch.

Martedí 26 Marzo 2002