La «grande Cgil» vale il 28 per cento

18/02/2003

18 Febbraio 2003

QUOTIDIANO DI ANALISI E OPINIONI

direttore Antonio Polito

L’UNITÀ PERDUTA. CHE DICONO I DATI ISTAT SUGLI SCIOPERI

La «grande Cgil» vale il 28 per cento

L’Istat pubblica periodicamente i dati relativi alle «Ore perdute per conflitti di lavoro distinte per mese e per causa». E’ un compito " storico", che diventa di grande attualità a fronte dell’ingresso sulla scena degli scioperi "separati", di categoria (nei metalmeccanici) e confederali. I dati sono inesorabili: lo sciopero unitario di 8 ore del 16 aprile 2002 promosso da Cgil Cisl Uil "vale" 16,114 milioni di ore. Quello separato, sempre di 8 ore e sulla stessa piattaforma, del 18 ottobre 2002 e promosso dalla sola Cgil, "vale" 4,491 milioni di ore. Ossia il 28 %. E’ un dato brutalmente diverso da quello offerto da certi "servizi" giornalistici, all’indomani del 18 ottobre. Ma è un dato che altrettanto brutalmente mette a dura prova certe vulgate che corrono su tutti i sindacati. Sul piano organizzativo, infatti, la Cgil, che si dice sindacato generale e di movimento, in realtà non va un centimetro oltre il recinto degli iscritti e militanti. Cisl e Uil, che si dicono sindacati degli iscritti, hanno il massimo di visibilità quando concorrono a iniziative che vanno oltre gli iscritti. Infine: c’è un vasto campo di lavoratori che partecipano a scioperi solo unitari, votano strutture solo unitarie e partecipano a manifestazioni solo unitarie: questo è un "valore aggiunto" decisivo, che non può essere sottovalutato da Cgil Cisl Uil.

Sul piano politico, poi, la "grande Cgil" è ben poca cosa, con il suo 28%. Ma questo vale anche per Cisl e Uil da sole. Per tutti quindi è aperto il terreno dei rapporti unitari. A partire dal problema della legittimazione. L’unità è sufficiente a risolvere ogni problema di rappresentatività e quindi legittima gli atti sottoscritti. La divisione apre uno scenario dove nessun numero è decisivo e dove ogni opinione di legittimità è proponibile.

La riprova si ha dai metalmeccanici. Partiti insieme, unitariamente, con 1.911.000 ore perse tra aprile-maggio 2001. Dimezzati a 1.134.000 ore perse dal primo sciopero separato Fiom del luglio 2001. Ridotti alla metà della metà, 662.000 ore perse, col secondo sciopero separato Fiom dell’ottobre 2001. Col che il "contratto era chiuso". Dalla stessa Fiom. Che aveva trasformato i dati "domestici" degli iscritti e quelli, ancor più domestici, dei "referendum", in innocue palline di carta lanciate da chi ha scatenato la guerra e perso le battaglie. Uno scenario inquietante per tutti, al di là della soddisfazione verso chi ha orgogliosamente cercato di farsi (e fare) del male. Nessuno, da solo, ha numeri sufficienti e quindi è rappresentativo. Per esserlo, invece e di nuovo, è fondamentale il rapporto unitario, il solo che legittima tutte e tre le organizzazioni ed i loro atti unitari. Al massimo si dovrà stabilire quale sia il quorum che esse si danno per decisioni vincolanti per tutti. Ma questo non è argomento di legge. E’ un tema urgente nel nuovo c ontesto politico ed istituzionale. Perché si è prodotto uno scenario capovolto rispetto a quello di solo qualche tempo fa. Oggi abbiamo un bipolarismo compiuto. Gli schieramenti politici sono uniti e legittimi. Di fronte c’è un sindacato diviso, e scarsamente legittimato. Esattamente il rovescio di ieri, quando il sindacato unito occupava gli spazi offerti da schieramenti politici frammentati e delegittimati. La politica ha riaffermato il suo primato. Lo sta facendo oggi con Berlusconi, e lo farà con Prodi, se avrà domani i numeri che non ha avuto ieri. Solo un sindacato unitario ha i numeri per reggere il confronto con questa novità politica.

Le risposte oggi offerte sono desolatamente inadeguate. Tocca sentire dirigenti Cgil rivendicare che una trattativa può essere rotta e un accordo non firmato, come sostenuto da Cofferati e da chi gli succede. E’ un principio "estetico", legato al "piacere" di fare o non fare accordi. Del tutto estraneo alla storia Cgil, che neanche discuteva se trattare e firmare. Aveva invece ben presenti i rapporti di forza. Il risultato di questa "innovazione" è che il governo va per la sua strada, e la gente, senza alcun dramma, non sciopera che è un piacere… Quanto alla Cisl, Pezzotta rivendica il pluralismo. Giusto, ma ovvio, perché ogni sindacato è pluralista al suo interno e a maggior ragione lo sarà anche il sindacato unitario. Ma ovviamente insufficiente. Va bene essere pluralisti: ma per andare dove? e con chi? e come?

Segretario Fim-Cisl Veneto