La grande alleanza dei piccoli «Partiamo dal nuovo Fisco»

11/05/2010

Il popolo dei piccoli, degli «invisibili» fa squadra. Nasce Rete Imprese Italia. Cinque associazioni: Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigiani. Con 2,6 milioni di associati e 817 miliardi di fatturato. Richieste: meno pressione fiscale e maggior accesso al credito, «perché la crisi non è finita». Il popolo dei piccoli prende forma e fa squadra costituendo Rete Imprese Italia. Annunciata da tempo, la rappresentanza unitaria di interessi decolla all’Auditorium, benedetta da Giuseppe De Rita che invita tutti «a remare nella stessa direzione». Le associazioni imprenditoriali in questione sono cinque: Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. La potenza di fuoco e di pressione, secondo i dati forniti dagli organizzatori, è impressionante: 2,6 milioni gli associati, mentre il bacino potenziale arriva a 4,2 milioni di imprese, 14,5 milioni di addetti, 817 miliardi di euro di fatturato complessivo pari al 59% del valore aggiunto prodotto nel Paese. Carlo Sangalli, il numero uno di Confcommercio, che per un semestre sarà il primo presidente di turno, anticipa le richieste di Rete: «Minor pressione fiscale, maggior accesso al credito, perché la crisi non è affatto conclusa, troppe imprese hanno chiuso e non riapriranno». E il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, in prima fila, non lo delude annunciando che il governo non farà «piccoli aggiustamenti ma costruirà un sistema fiscale per il futuro».

Sangalli si dice poi d’accordo con un «buon federalismo fiscale». È questo uno dei capitoli dell’agenda di Rete imprese Italia insieme alla riduzione della burocrazia, la semplificazione, regole e tempi certi per il pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni. Ivan Malavasi, leader degli artigiani della Cna, ricorda il lungo tragitto cominciato quattro anni fa con il Patto del Capranica, dal nome del teatro nel centro di Roma dove vennero poste le prime basi. Malavasi rifiuta l’idea della «riserva indiana» delle cinque associazioni ed apre ad altri possibili ingressi, «a tutto il mondo agricolo, a Coldiretti, alla Cia e alla stessa Confapi». «Finora dall’esterno ci hanno guardato con interesse ma anche con sospetto — dice — abbiamo vissuto un lungo periodo di sorrisini ma la nostra è una idea non confutabile e la giornata di oggi ne è la riprova».
Nella tavola rotonda moderata dal direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli, anche gli altri protagonisti della Rete dicono la loro. Marco Venturi (Confesercenti) segnala più volte l’urgenza della «mancanza di risorse per investire». Giorgio Guerrini (Confartigianato) spiega che l’iniziativa «non è contro qualcuno». «Da noi deve venire un contributo per fare le cose giuste— continua— che servono alla maggioranza delle imprese e non solo a una minoranza anche se molto ben rappresentata».
Tutti i presidenti— compreso Giacomo Basso di Casartigiani — difendono l’autonomia dai partiti come bene prezioso mentre tocca a Sangalli entrare nel merito citando in modo bipartisan le mosse del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e quelle del leader dell’opposizione Pier Luigi Bersani. Le prime reazioni sono tutte positive. Anche da parte di ipotetici concorrenti come Giuseppe Galassi (Confapi) o di Raffaello Vignali, onorevole del Pdl ma ex presidente di Compagnia delle Opere. Luigi Marino, presidente Confcooperative, non nasconde un po’ di invidia ma invita alla calma: «L’iniziativa è da elogiare, non da enfatizzare perché non si tratta di una fusione, ogni organizzazione mantiene le proprie strutture per tutelare i propri interessi». Alla prossima riunione per la concertazione a Palazzo Chigi si misurerà la forza d’urto di Rete Imprese Italia. Purché prevalga l’unità. «In questo tragitto non sono ammessi mal di mare» avverte De Rita, il presidente del Censis che per due anni guiderà la Fondazione-pensatoio dei piccoli ex invisibili.