La gioia di Epifani: «i lavoratori si fidano»

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 3 -Primo Piano

      La gioia di Epifani:
      «Abbiamo fatto cappotto,
      i lavoratori si fidano»

      Bonanni: la Fiom ha perso alla grande

        Enrico Marro

          ROMA — Nel suo studio al quarto piano di corso Italia, sede della Cgil, Guglielmo Epifani, è davvero contento: «C’è una grande gioia. Il dato è impressionante. Forse in Lombardia vinciamo pure tra i meccanici, dove abbiamo vinto perfino in Veneto e Liguria. E vinciamo a tappeto in tutte, dico tutte, le altre categorie. Alla Ferrari abbiamo perso per una manciata di voti, ma quello è il regno dei trotzkisti. L’unica vera eccezione importante è la Fiat, ma per il resto… Finiremo con i sì tra il 70 e il 75%. Davvero non credevo andasse così bene ». Camicia bianca e cravatta regimental allentata, il segretario generale della Cgil si gode la vittoria attorniato da tutti i dirigenti della confederazione insieme con il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che è venuto anche lui in corso Italia perché qui, al primo piano, è stato allestito il centro raccolta dati sul referendum sindacale sull’accordo del 23 luglio su pensioni e welfare. Il segretario della Uil, Luigi Ange-letti, ogni tanto telefona da Lecco.

          «Hanno perso alla grande», dice Bonanni entrando nella stanza di Epifani. Che sorride e aggiunge: «È la qualità del voto che mi impressiona. Abbiamo vinto nei call center. Abbiamo fatto cappotto negli ospedali, perfino a Genova, dove avevamo sempre perso». Bonanni si lascia andare a un entusiastico «abbiamo cambiato la storia del sindacato ». Per Epifani, la consultazione ha dimostrato «il radicamento del sindacato confederale, il fatto che i lavoratori e i pensionati ci giudicano affidabili». Nei confronti della Fiom-Cgil, che ha fatto campagna per il no, Epifani osserva che i no fra le tute blu potrebbero essere meno di quelli del ’95 (55%) contro la riforma Dini, «nonostante allora la Fiom fosse per il sì». Ma non infierisce: «Ne discuteremo nel direttivo».

          Il clima diventa euforico quando arrivano i dati positivi di Brescia, roccaforte dei metalmeccanici duri e puri e quelli di Reggio Emilia, dove è nato il leader della Fiom, Gianni Rinaldini. La stanza di Epifani è piena. Uno dei dirigenti prova con un «beh, apriamo lo spumante». Ma per scaramanzia si rinvia ai dati definitivi. Si lavorerà tutta la notte, ma per i leader è solo una formalità. «È evidente, abbiamo vinto tra gli operai», dice Epifani. E quando Bonanni legge l’ennesimo attacco di Marco Rizzo sui brogli, scatta: «Se ancora non ha capito che ha perso, se lo faccia spiegare da Cremaschi ». Sono le 20. Tutti davanti al Tg1. Commenta Epifani: «Adesso arriveranno cento padri che si intesteranno i sì». E Bonanni, al telefono con il leader dei Ds, Piero Fassino, che si complimenta: «Tra i metalmeccanici, nelle piccole e medie imprese vinciamo noi». In tv compare il segretario di Rifondazione, Franco Giordano. Molti scuotono la testa. Epifani chiosa: «Se avessero vinto i no, che avrebbe fatto, avrebbe chiesto le dimissioni del governo?».