La gelata dei prezzi e dei consumi

16/11/2004

    martedì 16 novembre 2004

      La gelata dei prezzi e dei consumi

      Inflazione al 2%. I consumatori non ci credono.
      Epifani: famiglie impoverite

      Laura Matteucci

      MILANO L’andamento asfittico dei consumi tiene bassa l’inflazione. L’Istat dà i suoi numeri: il carovita scende nel mese di ottobre al 2%, ai minimi dal ‘99, dal 2,1% di settembre, e resta invariato su base mensile.
      Scettici sindacati e associazioni di consumatori. L’Intesa consumatori dubita del calo e critica l’Istituto di statistica, accusato di fotografare un paese che non c’è: «San Biggeri (Luigi Biggeri è il presidente dell’Istat, ndr) ha rifatto il miracolo», ironizza in una nota l’Intesa.


      I sindacati giudicano negativa la frenata dell’inflazione perchè riflette un calo dei consumi dovuto ad un impoverimento generalizzato dei lavoratori. «Normalmente il calo dell’inflazione rappresenta una bella notizia, ma in questo caso non lo è», dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, spiegando che il decremento va imputato al fatto che la gente non compra e, di conseguenza, i prezzi si abbassano. Secondo Epifani, comunque, anche la stessa attendibilità dei dati «si presta a più di una osservazione». Analisi condivisa dal leader della Cisl Savino Pezzotta, che aggiunge: «Si consuma meno perchè i redditi dei lavoratori e soprattutto dei pensionati hanno subìto un forte depauperamento». Più vicina all’analisi dei sindacati è l’Adiconsum: «La frenata dell’inflazione non è il frutto di un effettivo calo dei prezzi, ma è dovuto ad un drammatico calo dei consumi che si sta verificando in seguito alla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie».


      A raffreddare l’inflazione di ottobre, secondo l’Istat, sarebbero ancora una volta i prodotti alimentari, che controbilanciano almeno in parte i rincari dei beni energetici, saliti del 5,8% con le recenti impennate del petrolio, che ha fatto lievitare il prezzo della benzina verde dell’11,6% rispetto ad ottobre 2003. Complessivamente in ottobre la voce prodotti alimentari e bevande alcoliche ha subìto una contrazione congiunturale dello 0,2%, mentre a livello tendenziale l’incremento è stato dello 0,2%.


      E avrebbero contribuito a far scendere il carovita anche i medicinali (-2,8% congiunturale e -3,1% tendenziale).


      Di fatto, e facendo la dovuta tara perchè i dati non sono esattamente omogenei, l’Italia è sempre più sotto l’eurozona in termini di inflazione. In ottobre, infatti, se l’indice armonizzato dei prezzi al consumo italiani, misurato dall’Istat, si è attestato al 2,1%, quello della zona euro è al 2,5%. E così, mentre l’Unione soffre il caro-petrolio e vede i prezzi al consumo impennarsi al 2,5% contro il 2,1% di settembre, in Italia il caro-energia riesce a venire ammortizzato dal raffreddamento degli alimentari.
      Nel dettaglio: i prezzi degli ortaggi sono calati, a livello tendenziale, del 7,2%, mentre quelli della frutta hanno registrato una flessione dello 0,9%. Rallenta inoltre la crescita del prezzo della carne che scende in ottobre all’1% contro l’1,6% di settembre. Complessivamente in ottobre la voce prodotti alimentari e bevande alcoliche ha subìto una contrazione congiunturale dello 0,2%, mentre a livello tendenziale l’incremento è dello 0,2%.


      Sugli alimentari interviene anche la Coldiretti, sottolineando che «i prezzi pagati agli imprenditori agricoli sono oggi in media più bassi di oltre il 10% rispetto a quelli di dieci anni fa» e che «il contenimento dell’inflazione potrebbe essere certamente più elevato se ci fosse maggiore trasparenza nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola nel corso del quale i prezzi aumentano mediamente del 400%».


      Sempre caldo, viceversa, il capitolo trasporti. L’indice della voce carburanti e lubrificanti è aumentato dell’1% su base congiunturale e del 10,9% su base tendenziale. In particolare, il prezzo della benzina verde è salito dello 0,9% rispetto settembre 2004 e dell’11,6% rispetto ad ottobre 2003. Il gasolio da autotrasporto, invece, è aumentato del 2,8% in termini congiunturali e del 15,6% su base tendenziale. I prezzi dei servizi di trasporto crescono, in termini tendenziali, del 9,9% per i trasporti aerei e del 5,4% per quelli urbani.


      Altri aumenti congiunturali consistenti si sono verificati nei capitoli istruzione (+2%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,8%) e abbigliamento e calzature (+0,6%).


      Su base annua, le città più care d’Italia risultano essere Torino e Reggio Calabria (+2,5% per entrambe in ottobre).