La gdo premia prodotti freschi e bio

10/04/2003

ItaliaOggi (Marketing)
Numero
085, pag. 18 del 10/4/2003
Manuela Soressi


Terza edizione della relazione annuale di Information resources sull’evoluzione dei consumi.

La gdo premia prodotti freschi e bio

E Coop mantiene la leadership con uno share del 17,3%

C’è tutto quello che un uomo di marketing deve sapere sull’anno appena finito. E sugli scenari che si prospettano per i prossimi mesi. È la terza edizione della relazione annuale di Information resources, che si articola in sei sezioni: il contesto economico che ha caratterizzato il 2002, l’evoluzione dello scenario distributivo, la struttura e la dinamica della domanda, l’analisi del comparto della detergenza e della cura di tessuti/capi d’abbigliamento, il general merchandise. Un assaggio di questi argomenti è stato dato durante la presentazione della relazione (che viene venduta a 2.600 euro, Iva esclusa), avvenuta ieri a Milano.

Prima evidenza uscita dall’incontro: il 2002 è stato particolarmente impegnativo. Da un lato la stasi dell’economia, dall’altro il passaggio definitivo all’euro ne hanno fatto un anno ´epocale’. E molto difficile. Partiamo dalle vendite dei prodotti confezionati di largo consumo in ipermercati, supermercati e superettes: dopo un rallentamento iniziale c’è stato un recupero significativo nei mesi autunnali. E l’anno si è chiuso con un +6,5% a valore rispetto al 2001, con punte dell’8,2% nel pet-care e del 6,9% nel non-food. Ma se prendiamo in considerazione la crescita reale (ossia al netto dell’aumento dei prezzi), allora i comparti con le migliori performance sono il freddo (+3,6%) e il fresco (+2,7%). ´Se andiamo ad analizzare le dinamiche interne ai settori, è da segnalare la crescita dei prodotti freschi, sostenuta da quelli a più ampio contenuto di servizio e dall’offerta di prodotti biologici’, ha spiegato Francesco Franceschini, amministratore delegato di Information resources. Crescono le bevande, sostenute dal vino, che trova sempre maggior spazio presso la distribuzione moderna, mentre l’annata è stata difficile per tutti i prodotti a forte stagionalità estiva, penalizzati dalle cattive condizioni climatiche’.

Sul fronte distributivo il 2002 in Italia ha evidenziato il proseguimento dell’attività di concentrazione delle superfici, già in atto da alcuni anni. Oggi siamo uno dei paesi con il maggior livello di concentrazione dell’universo distributivo. Il che, però, non significa che anche la proprietà dei punti vendita sia ugualmente nelle mani di pochi operatori. Anzi, fra i primi cinque paesi europei l’Italia è quello con il minor livello di concentrazione per gruppo societario. ´Se non esistessero vincoli legislativi e problematiche di dominanza a livello territoriale, sarebbe facile ipotizzare un ulteriore processo di concentrazione anche sotto questo profilo’, ha aggiunto Franceschini. Uno sguardo alle quote di mercato dei competitor la dice lunga: se prendiamo il giro d’affari dei prodotti di largo consumo confezionati e a peso imposto realizzato negli ipermercati e nei supermercati italiani nell’anno finito a gennaio 2003, vediamo che Coop resta leader con uno share del 17,3%. Seguono due gruppi internazionali: Carrefour (10,2%) e Rinascente (9,2%). Al quarto posto si insedia Conad (9,2%), seguita da Esselunga (8,4%), Selex (6,5%) e Interdis (5,9%). Poi ci sono altri nove gruppi con quote inferiori al 4% e una pletora di operatori ancora più piccoli, che arrivano in tutto al 9,6% di quota.

Oggi sul territorio nazionale si contano 30.902 punti vendita: per lo 0,8% si tratta di ipermercati, dove transita il 16,5% delle vendite totali; per il 23,7% sono supermercati, che la fanno da padroni con il 51,8% delle vendite; c’è poi un 21% di superettes, che raccolgono il 14,2% delle vendite, e un 47% di mini e micro negozi, con il 10,3% di incidenza sul mercato. Infine chiudiamo con i discount: rappresentano il 7,5% di tutti i punti vendita e il 7,2% delle vendite del largo consumo confezionato. ´Se analizziamo l’evoluzione di questa rete distributiva nel breve periodo, notiamo l’arresto della crescita in quota degli ipermercati, lo sviluppo dei supermercati, la crescita del numero di superettes e discount, nonché la contrazione accentuata dei mini e micro self-service e dei negozi tradizionali’, ha concluso il trade service vice president di Information resources, Gianmaria Marzoli.