La Gdo perde ricavi e cede iper

15/02/2012

Le grandi catene acquistano i punti vendita dei medi, crescono i piccoli negozi

La grande distribuzione nel vortice della crisi. Il crollo dei consumi non ha solo bloccato l`apertura di nuovi negozi ma ne ha decretato, in diversi casi, la chiusura, ha spinto una dozzina di catene commerciali ad attivare procedure di ristrutturazione che coinvolgono almeno 2.500 addetti, con ricorso alla Cig o alla solidarietà, raramente con procedure di mobilità. A volte la ristrutturazione delle reti commerciali si è trasformata in un`occasione di shopping, com`è accaduto per Conad con Lombardini e per Il Gigante ancora con Billa. Nonostante la situazione, però, nel 2011 le società commerciali sono aumentate, secondo i dati di Unioncamere-Infocamere, di umila a oltre 1,s5 milioni: il dato però è coerente a un processo di ulteriore frammentazione e una trasformazione merceologica. Nella mappa della crisi si ritrovano le insegne più note del food, dell`elettronica e dell`arredo casa: Mercatone uno, Carrefour, Billa, Eldo, Auchan, Coop, Colmport, Bon Prix, Il Pellicano. Per ora gli effetti sono stati limitati ma «è finita l`epoca dei consumi esasperati – avvisa Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia -, si tratta di una crisi grave. La distribuzione non è più un`isola felice e bisogna fare i conti
con questa realtà». «La redditività dello o,7% sui ricavi – aggiunge Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione – non credo sia migliorata l`anno scorso. E se la marginalità si è ridotta al lumicino, anche la creazione di cassa è scesa su livelli da rendere meno scontati il finanziamento degli investimenti: una situazione complicata dai possibili aumenti dell`Iva del prossimo settembre».
Dall`Osservatorio della Filcams-Cgil emerge che il gigante tedesco Rewe Billa, con oltre so miliardi di fatturato, ha avviato in Italia un profondo processo di ristrutturazione sui circa 190 punti vendita, con chiusure e cessioni di pezzi di rete (ex Standa) per lo più al Centro Sud; le incertezze su altri pezzi dì rete hanno avviato una raffica di scioperi; lo stesso ha fatto Carrefour recentemente conia cessione di 4 iper al Sud e 6i supermercati in Puglia a Megamark, ma oggi nel complesso ha individuato 35o esuberi in u punti vendita. Difficile la situazione anche di Coop 25 Aprile. «Si tratta di una situazione in bonis – osserva Tassinari-. La metà dei punti vendita costituirà la super Coop del rilancio. L`altra metà è destinata alla cessione: ma è tutto ancora oggetto di negoziazione». «La grande crisi della Gdo -in-
terviene Franco Martini, segretario generale Filcams – nasce dalla contrazione dei consumi ma anche da un modello di sviluppo che ha privilegiato la crescita degli ipermercati a discapito dei super. Spero non dovremo aspettare 20 anni prima che se ne accorgano», Poi Martini si sofferma sull`abbaglio delle aperture domenicali e festive per combattere il calo della domanda. «I consumi- sostiene – sono correlabili solo al reddito. Comunque ben vengano le liberalizzazioni ma programmiamo le aperture per poter programmare anche la vita dei lavoratori».
BonPrix, operante nella vendita su catalogo e su rete di abbigliamento con un milioni di ricavi, è alle prese con la chiusura entro febbraio di io negozi su 30 e la richiesta di 30 addetti in Cig. Qualche anno fa aveva investito io milioni per costruire nel Biellese l`hub del Sud Europa. «Si tratta sostiene Stephan Elsner, presidente di BonPrix Italia- di una fase di transizione: tendiamo a lasciare i piccoli negozi di 40o mq a favore dì quelli da 800-i.000 mq. Alla fine contiamo di reintegrare i nostri dipendenti». Sulla linea dello sviluppo anche Jimmy Clarini, ceo di Co.Import. «Il confronto con i sindacati è sereno – dice il manager – Adesso chiuderemo 7-8 negozi, ma il nostro obiettivo
è di aprirne, entro un triennio, lo l`anno. Puntiamo su negozi più piccoli e su un`identità di marchio
che in passato abbiamo trascurato».