La Gdo alimenta la rete sociale

13/01/2005
    Centro Nord
    mercoledì 12 gennaio 2005

      sezione: TOSCANA
      Pagina 7

      COMMERCIO – Gli accordi con le Onlus per distribuire le merci non più vendibili
      La Gdo alimenta la rete sociale
      Unicoop Tirreno ha fatto da apripista Esselunga offre le confezioni danneggiate

      MASSIMILIANO FRASCINO
      In Toscana sono state avviate iniziative per utilizzare la Legge 155/2003 sulla "Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale", che riproduce la "Good Samaritan Food Donaction Act" approvata nel 1996 negli Stati Uniti. Si tratta di un caso di semplificazione legislativa — il testo è composto da un unico, breve articolo — che ha però un grande impatto sociale, dal momento che consente alle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) che si occupano di beneficenza e assistenza, di approvvigionarsi a costo zero di generi alimentari destinati a mense pubbliche frequentate da poveri e senza fissa dimora, oppure a rifornire famiglie e singoli in stato di indigenza.

      Semplicissimo, e quindi efficiente, il meccanismo che consente di recuperare alimenti perfettamente genuini, altrimenti destinati al macero perché non commerciabili. Le Onlus sottoscrivono convenzioni con le strutture commerciali — in generale catene della Gdo — che si impegnano a consegnare alimenti che per vari motivi non possono essere venduti. Dalle confezioni danneggiate durante la movimentazione lungo la catena della logistica aziendale, agli alimenti freschi, come la frutta e la verdura, fino a quelli cucinati destinati al pronto consumo, che alla fine della giornata rimangono invenduti su scaffali e banconi. Le aziende conferitrici, da parte loro, risparmiano l’Iva sulla merce acquistata e invenduta.


      Entrata in vigore all’inizio dello scorso luglio, la legge del Buon Samaritano non ha ancora dispiegato tutte le proprie potenzialità, sia perché è ancora poco conosciuta, sia perché occorre essere in possesso di determinati requisiti igienico sanitari per poterne usufruire.


      Afareda apripista alla sua applicazione nella regione, è stata Unicoop Tirreno, la grande cooperativa di consumo di Vignale Riotorto (Piombino) da sempre molto impegnata in progetti sociali, in ossequio ai propri principi solidaristici fondativi. «La sollecitazione ad utilizzare la legge — spiega Silvia Ammannati, responsabile della rete di vendita del canale ipermercati di Unicoop Tirreno — è venuta dalle nostre sezioni soci, che operando sul territorio di riferimento della cooperativa, sono a conoscenza dell’attività e delle necessità delle associazioni di volontariato. Attualmente è attivato un progetto che coinvolge 12 supermercati e due associazioni di Piombino e Cecina, ma entro breve contiamo di estendere l’esperienza ad altre realtà».


      Le due associazioni sono la San Vincenzo de’ Paoli di Piombino e la Vo.Ce. (Volontariato Cecina), che consorzia un nutrito gruppo di associazioni locali. Le derrate alimentari vengono destinate alla mensa pubblica che l’associazione gestisce a Piombino, oppure alle persone ospiti delle cinque comunità alloggio che ospitano sfrattati e famiglie disagiate. «Il progetto concordato con Unicoop Tirreno grazie alla legge del Buon Samaritano — spiega il presidente della San Vincenzo de’ Paoli, Benito Olivi — ci ha dato un grande contributo sotto il profilo economico. Secondo i nostri calcoli ogni mese riceviamo da Unicoop Tirreno merci varie corrispondenti a un valore di circa 4mila euro. Questo ci consente di gestire una mensa che ogni giorno eroga fra i 50 e gli 85 pasti (24mila all’anno), oltre che di confezionare 21mila pacchi famiglia di derrate alimentari che vengono consegnati a domicilio attraverso la nostra rete di solidarietà. Le eccedenze che abbiamo non vengono sprecate, e arrivano ai detenuti del carcere di Porto Azzurro, ad istituti di carità e comunità terapeutiche del nostro territorio. A Natale e Pasqua, poi, confezioniamo dei pacchi destinati a iniziative internazionali nelle zone più disagiate del mondo. Complessivamente, da noi ogni giorno lavorano dalle 20 alle 25 persone: volontari per lo più, ma anche obiettori di coscienza, e persone affidateci dai servizi sociali, dalla magistratura e dal tribunale dei minorenni». I volontari dell’associazione ritirano quasi giornalmente la merce, servendosi di tre mezzi e di appositi contenitori per la conservazione degli alimenti.

      Dalle confezioni con l’etichetta strappata, alle scatolette ammaccate per l’apertura dei multi-pack, a frutta e verdura invendute a fine giornata, fino alle produzioni interne al punto vendita, come primi piatti, pane, pizza, o contorni.

      La Esselunga, invece, ha stretto un accordo con il Banco Alimentare Onlus, associazione alla quale vengono consegnate solo confezioni che risultino danneggiate per la rottura di stock, ma non prodotti freschi o cucinati. «La consegna — precisa un portavoce — avviene dopo l’autorizzazione dei nostri fornitori; alcuni infatti danno il nulla osta, altri preferiscono ritirare la merce danneggiata». Conad, infine, non ha nessuna convenzione in corso, ma sta valutando la possibilità di adottare un progetto.