La Gama ancora in sospeso

19/04/2004


Domenica 18 Aprile 2004


Diverse vedute di commissario e Tribunale: fallimento o proseguimento dell’amministrazione straordinaria
La Gama ancora in sospeso
Decisione il 21 maggio.
Intanto crescono le voci di licenziamenti

Si ingarbuglia la situazione della Gama, l’azienda di San Giovanni Lupatoto, leader nazionale nel campo del catering alimentare, in amministrazione straordinaria. Sembra esserci una diversità di vedute tra il Tribunale di Verona e il commissario straordinario della società, il professionista padovano Luigi Barbieri, nominato dal Tribunale scaligero, ma espressione di fatto del ministero dell’Industria che lo ha designato. Così infatti dispone la Prodi bis, la legge a cui è ricorsa la Gama per evitare la dichirazione di fallimento.

Un primo incontro all’inizio del mese è andato a vuoto.
La proprietà dell’azienda di San Giovanni Lupatoto aveva chiesto lo spostamento allo scorso venerdì.
Ma anche l’incontro dell’altro ieri è da ritenersi intermedio.
La proprietà e il commissario straordinario avrebbero dovuto incontrare il giudice fallimentare e in base alla relazione di Barbieri dare il via alla procedura di fallimento, visto che il parere del professionista padovano sarebbe risultato negativo. In poche parole la Gama ha debiti tali da non poter essere salvata, impossibile quindi continuare l’attività.
Ma di questo parere non sembra essere il Tribunale scaligero. La decisione finale sul futuro della Gama è nuovamente slittata. Altro rinvio e questa volta decisamente lungo visto che le parti si ritroveranno solo il prossimo 21 maggio.
Ma perché questo rinvio? Il Tribunale di Verona non condivide le analisi del commissario straordinario e vuole quindi approfondire, vuole valutare ancora, prendere visione di tutti i documenti. Probabile che in questa linea adottata dal Tribunale scaligero ci sia anche la volontà dell’attuale proprietà della Gama. Secondo i vertici dell’azienda con sede a San Giovanni Lupatato e che annovera 250 dipendenti, i debiti contratti dalla società di catering riguarderebbero solo il pregresso, la gestione precedente a quella attuale.
La Gama sta quindi lavorando, produce profitto, ha commesse in corso, gli appalti vanno avanti, perché dichiarare fallita una società che lavora? Per questo il Tribunale vuole avere maggiori certezze, dati più concreti dello stato economico dell’azienda, visto che, in base alla relazione del commissario, le passività sarebbero così importanti da non permettere la continuazione alla Gama.
C’è, però, dell’altro che preoccupa il mondo sindacale, che sta seguendo con grande apprensione e attenzione tutte le vicende Gama. Secondo una voce, insistente, che arriva direttamente dai lavoratori della Gama, sarebbe già stata stilata una lista di lavoratori che dal 1° maggio verrebbero colpiti da un provvedimento di licenziamento. Anzi si parla proprio di drastiche riduzioni, con vittime, in particolare, tra i lavoratori degli uffici, settore commerciale e amministrativo. Ipotesi che, chiaramente, fa scendere sul piede di guerra il sindacato veronese.
Antonio Consolati, segretario provinciale dell’Ugl, il sindacato che proprio tra i lavoratori negli uffici della Gama raccoglie i maggiori iscritti, afferma inequivocabilmente che «questi licenziamenti non sarebbero validi visto che manca il presupposto fondamentale del giustificato motivo. Se da una parte la proprietà chiede di verificare meglio l’andamento economico della società Gama visto che non ci sarebbero i motivi per una dichiarazione di fallimento, dall’altra non può poi attuare una politica simile nei confronti dei lavoratori».
Diversa, però, l’ipotesi che la Gama ricorra alla mobilità. Lo ammette lo stesso Consolati che sottolinea proprio come «l’azione del Tribunale di Verona è diretta invece verso questa ipotesi, proprio perchè il ricorso alla mobilità eviterebbe anche il fallimento della Gama».
Consolati ribadisce come «la mobilità sarebbe comunque un licenziamento a scoppio ritardato, ma è chiaro che salvaguardare l’80% dello stipendio per 24 mesi a famiglie in gran parte monoreddito sarebbe tuttavia un buon risultato. Come sindacato lavoreremo poi per riuscire a reintegrare questi lavoratori in altri ambiti occupazionali, anche se non sarà certamente un compito agevole».

Sandro Benedetti