La frontiera dei nuovi contratti

23/06/2003



        Sabato 21 Giugno 2003
        ITALIA-LAVORO


        La frontiera dei nuovi contratti

        La riforma Biagi – La legge estende le soluzioni flessibili per rispondere alle esigenze produttive delle aziende


        MILANO – Gli ultimi dieci anni hanno segnato il compimento di una trasformazione tanto radicale quanto profonda per il mondo del lavoro. All’occupazione dipendente e a tempo indeterminato si sono affiancati nuovi rapporti di lavoro, i cosiddetti contratti «atipici». Una boccata di flessibilità che ha alzato il tasso complessivo di occupazione. Non abbastanza però rispetto alle sollecitazioni che arrivano dalla Ue e soprattutto non abbastanza per eliminare squilibri e anomalie che imbrigliano il mercato italiano. Per superare queste rigidità il Governo, nella legge Biagi e soprattutto nel decreto che la attua, ha predisposto l’introduzione di nuovi modelli contrattuali, in parte mutuati dall’esperienza americana. L’idea di fondo è mettere le aziende nelle condizioni di assumere, senza oneri eccessivi, e allo stesso tempo semplificare l’ingresso nel mercato delle donne, dei giovani, degli over 45. Job sharing. Risponde a questa esigenza il lavoro ripartito: due lavoratori si "dividono" un’unica prestazione di lavoro della quale sono responsabili, entrambi, allo stesso modo. Si tratta per la verità di uno strumento contrattuale non del tutto inedito per l’Italia. Una circolare ministeriale del 1998 aveva provato a disciplinarlo, e nel tempo un paio di contratti di settore lo hanno previsto. È questo il caso del contratto del tessile e del commercio. Ma esperienze, se pur isolate, ci sono state anche a livello aziendale: alla Nestlè ad esempio è stato inserito nell’ultimo rinnovo contrattuale aziendale. Ora dalla messa a sistema di questo modello, attraverso l’intervento legislativo, ci si attende il definitivo decollo. antaggi sono evidenti per i lavoratori che potranno meglio coinciliare i tempi di vita con quelli del lavoro. Ma anche per le aziende che, nei Paesi (America e Nord Europa) dove il contratto è applicato, hanno visto ridurre la quota di assenteismo. Jon on call. Sulla stessa linea il lavoro intermittente che risponde in modo particolare alle necessità di quelle aziende che sono soggette ai picchi di produzione. nche in questo caso sarà il contratto collettivo a stabilire come, quando e per quali situazioni sarà possibile contrattualizzare un lavoratore solo per alcune fasi della produzione a fronte di una generale disponibilità retribuita. In questo caso l’obiettivo principale dell’Esecutivo è quello di regolarizzare le situazioni di lavoro non dichiarate, in testa il fenomeno del «lavoro a fattura» che consiste «nell’emissione di fatture a titolo di lavoro autonomo» da parte di lavoratori che in realtà sono dipendenti a tutti gli effetti. Anche questo modello contrattuale, per quanto mai disciplinato dal punto di vista normativo, ha un precedente.
        Risale al 2000 quando il tentativo di introdurlo alle Elettrolux Zanussi fu bloccato da un referendum dei lavoratori. Staff leasing. Sempre più spesso le aziende evidenziano la necessità di concentrarsi sullo sviluppo del proprio core business servendosi di manodopera esterna per la gestione delle altre attività. Per far fronte a questa esigenza il decreto Biagi ha introdotto, allargando quanto già previsto dal lavoro interinale, il contratto di somministrazione di manodopera. Grazie a questo strumento un’azienda può affittare da un società "appaltatrice" interi gruppi di lavoratori a tempo indeterminato o determinato. Durante il periodo "dell’affitto" i lavoratori sono a tutti gli effetti dipendenti dell’azienda che li utilizza, anche per quanto riguarda l’ammontare della retribuzione. Per il mercato italiano è una novità assoluta, tanto che su questo modello si concentrano forti aspettative, vale a dire una crescita degli occupati pari a quella registrata dal lavoro interinale.
        SERENA UCCELLO