La frittella Usa ha fallito. Siete licenziati

22/04/2002



 
   
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La frittella Usa ha fallito. Siete licenziati
Il concessionario di Dunkin’Donuts chiude senza preavviso. 50 dipendenti senza una lira
ANTONIO SCIOTTO
ROMA
Questa volta la ciambella è proprio riuscita senza buco. E i dipendenti romani della Sweet & Co, concessionaria in franchising per l’Italia e la Germania di Dunkin’Donuts (multinazionale americana delle frittelle) sono rimasti con un pugno di briciole in mano. I loro datori di lavoro, una cordata di soci italiani presieduta da Gianluigi Contin, li ha messi alla porta da un giorno all’altro, dandosela letteralmente a gambe. I neodisoccupati sono in tutto una cinquantina, tra gli addetti al laboratorio sull’Appia, dove venivano prodotte le frittelle, le segretarie, i fattorini e i commessi dei punti vendita. Una doccia fredda li ha investiti mercoledì scorso, quando la dirigenza li ha convocati tutti per un’assemblea straordinaria nel laboratorio. «Ci dispiace – hanno detto due rappresentanti legali – i soci non vogliono più finanziare l’azienda, dobbiamo dichiarare il fallimento. Faremo di tutto per venirvi incontro». «Noi avevamo immaginato che qualcosa stava succedendo – spiega Massimiliano Slatich, delegato Filcams Cgil – dato che da un po’ di giorni si erano ridotte le consegne ed erano stati inviati dei furgoni per svuotare i magazzini. Ma i dirigenti non ci avevano anticipato nulla fino a quell’assemblea, e adesso Contin è irreperibile».

Prendi la ciambella e scappa, insomma. Evidentemente il business delle frittelle americane, nei tempi del dietismo a tutti i costi e con la concorrenza insormontabile del cornetto italiano, non regge proprio. «Al laboratorio – aggiunge Slatich – quando l’attività era stata avviata, nel ’99, lavoravamo in 20. Ultimamente, invece, eravamo rimasti in 10, con ritmi molto più serrati e la qualità peggiorata: non sempre venivano lavate le cassette e i furgoni, veniva usato per settimane di seguito lo stesso olio per le fritture».

I ragazzi della Sweet & Co, appena venuti a conoscenza del subitaneo licenziamento, hanno cominciato ad occupare lo stabilimento di produzione, dormendo a turno tra i macchinari che impastano le frittelle, le friggitrici e le apparecchiature per il confezionamento. L’occupazione si è conclusa soltanto due giorni fa, perché nel frattempo hanno deciso di attendere i primi esiti della procedura fallimentare. I macchinari, tutti di proprietà dell’impresa, sono infatti passati in mano al curatore fallimentare, mentre sembra che la Sweet & Co italiana stia già cercando di vendere il marchio a qualche altro imprenditore.

«I dipendenti hanno diritto, in casi come questo, a un mese di preavviso e alle proprie liquidazioni – spiega Antonio Stancampiano, segretario generale Filcams Roma Sud – ma per il momento è davvero difficile stabilire quando potranno entrare in possesso del dovuto. Sembrava infatti che fossero rimasti 300 milioni nelle casse dell’impresa, poi ci hanno detto che sono spariti anche quelli. La Sweet & Co non è mai stata corretta con i sindacati, si limitava a "tollerarci". E lo conferma il fatto che non ci ha mai convocato per spiegarci che stava chiudendo».

I concessionari della ciambella hanno insomma lasciato 50 dipendenti in un mare di guai, dopo averli assunti in molti casi con contratti di formazione lavoro, che ovviamente hanno beneficiato di sgravi fiscali e agevolazioni. Per quanto globali, le frittelle non possono fare miracoli.