La frenata di Follini e Pezzotta sul piano fiscale del governo

10/05/2004


      LUNEDÌ 10 MAGGIO 2004

       
       
      Pagina 16 – Economia
       
       
      L´Udc chiede un ventaglio più generale di riforme che comprenda pensioni, risparmio e mercato del lavoro
      La frenata di Follini e Pezzotta
      sul piano fiscale del governo
      Il leader Cisl: non tagli alle tasse ma investimenti

      ALDO FONTANAROSA


      ROMA – L´idea è di tagliare subito gli aiuti alle imprese. Il risparmio, circa 12 miliardi, permetterà intanto di contenere il deficit pubblico. Poi, dall´anno prossimo, aiuterà forse a ridurre le tasse degli italiani. Il piano di Berlusconi e Tremonti – annunciato ad arte alle vigilia delle insidiose elezioni di giugno – è seguito dagli alleati dell´Udc con un misto d´attenzione e allarme. Marco Follini, che dell´Udc è segretario, ha confessato ai suoi una preoccupazione più forte delle altre. La paura è che i tagli alle imprese, oltre a deludere la Confindustria e i sindacati (Pezzotta è stato critico ieri), «tolgano ossigeno alle imprese del Sud». Si rischia insomma di bastonare la fetta del Paese dove Udc (e An) hanno la gran parte dei loro elettori.
      Follini, poi, chiede che la manovra fiscale venga inserita in un «ventaglio di misure generali, così da rilanciare l´intera politica governativa». Serve – a parere suo e del deputato Luca Volonté – una contestuale riforma delle pensioni, del risparmio, del mercato del lavoro. Solo così l´esecutivo recupererà davvero in credibilità.
      I conti, è ovvio, si faranno dopo le elezioni. Se il Polo accuserà una battuta d´arresto, Udc e An ne chiederanno conto al premier, ed anche al ministro dell´Economia Tremonti.
      I dubbi dell´Udc contagiano, intanto, la Cisl. Il segretario Savino Pezzotta ricorda che anche il centrosinistra provò a tagliare le tasse, «senza portare niente alla crescita del Paese». Le tasse, inoltre, non sono «la cosa più cattiva al mondo». A guardar bene, aggiunge Pezzotta, «sono un modo per fare solidarietà». Il governo quindi non dovrebbe intestardirsi a ridurle. Molto più utile sarebbe mantenere i 12 miliardi di aiuti alle imprese e gli impegni per le infrastrutture.
      Pezzotta, infine, chiede che i soldi del governo onorino un impegno finora dimenticato, il rinnovo del contratto del pubblico impiego. Il tempo per discutere c´è, ma non è certo infinito. Il 21 maggio è proclamato uno sciopero. Serve una svolta per quella data – avverte Pezzotta – per evitare che la situazione si aggravi.
      E comunque ci sono tasse e tasse. Mentre l´Irpef potrebbe forse diminuire dal 2005, le tasse locali, quelle sono aumentate, e di molto, nel 2003. Il ministero dell´Economia calcola che il gettito dell´Irap e dell´Irpef regionale e comunale è lievitato in un anno di 3,2 miliardi di euro. Siamo passati da 38,1 a 41,3 miliardi. E´ l´8,3 per cento in più. «Non sono sorpreso», dice Sergio Chiamparino, sindaco di Torino. A suo avviso, il governo continua a tagliare soldi agli enti locali, ma contemporaneamente ne moltiplica i compiti. Aumentare le tasse comunali o regionali diventa un´operazione dolorosa e inevitabile, che è destinata a replicarsi. Chiamparino pronostica già un´impennata dell´imposta sulla casa e sugli immobili di proprietà (l´Ici), la «gabella più iniqua di tutte perché non è collegata al reddito né all´andamento dell´economia». «Siamo presi nella tenaglia delle tasse che il premier Berlusconi finge di tagliare e quelle, vere e pesanti, che arrivano dagli enti locali», commenta il capo di Ap Udeur Clemente Mastella da Benevento, «Non se ne esce»