La frenata del Pil svuota il tesoretto

16/05/2007
    mercoledì 16 maggio 2007

    Pagina 10 – Primo Piano

    CRESCITA
    L’ITALIA IN RITARDO

      La frenata del Pil
      svuota il tesoretto

        I dati dell’Istat: rispetto a dicembre il calo sfiora l’1%

          STEFANO LEPRI

          ROMA
          Pare una frenata, questo +0,2% del prodotto interno lordo nel primo trimestre del 2006, dopo il +1,1% del trimestre precedente: gli esperti assicurano che non è così. L’obiettivo del governo – 2% di crescita nella media 2007 – è del tutto raggiungibile, forse più vicino. Si spegne invece l’euforia di chi nelle settimane scorse aveva dato per risolti tutti i problemi dell’Italia: il ritardo rispetto all’Europa rimane.

          Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, bersaglio degli ottimisti, nota che «l’Italia deve fare ancora molta strada». I dati diffusi dall’Istat sono sì «in linea con la tabella di marcia» ma non si deve dimenticare che quel +2% ritenuto dal governo un obiettivo realistico per il 2007 «è modesto rispetto alla media europea». Il viceministro Vincenzo Visco fa sapere che le entrate fiscali vanno bene, +5,1% fino ad aprile, però non tanto da permettere di largheggiare. «È stravagante – secondo Visco – l’idea che siamo pieni di soldi da spendere»: al momento la parte spendibile del surplus nel bilancio 2007 non va oltre i 2,5 miliardi («tesoretto, termine orribile e indecente»). L’altra parte, 7,5 miliardi, va tenuta in cassa perché occorre per mettere in ordine il bilancio 2008, ed evitare una nuova manovra. Di fronte agli attacchi dell’ala sinistra della maggioranza la linea dell’Economia non cambia: spendere più di 2,5 miliardi adesso significherebbe dover di nuovo aumentare le tasse nel 2008; mentre in Italia, dove l’evasione secondo una stima dell’Agenzia delle Entrate tocca il 27% del pil, «sarebbe più prudente un’imposizione più bassa» rispetto agli altri Paesi europei, ha detto Visco alla commissione Finanze del Senato. Padoa-Schioppa, dalla riunione dell’Ocse cui ha partecipato ieri a Parigi, ha concluso che «l’Italia ha ancora un ritardo significativo di crescita della produttività, di ricerca, e di tutti quegli elementi che servono ai paesi di vecchia tradizione industriale a non farsi scavalcare dai paesi nuovi». Anche per questo l’Italia è più vulnerabile all’euro forte (che preoccupa Romano Prodi). In Germania il Pil del primo trimestre è cresciuto dello 0,5%, assorbendo senza danni un aumento dell’Iva di tre punti, dal 16% al 19%; la media della zona euro è +0,6%.

          Per gli esperti i dati di ieri sul pil non sono affatto cattivi. Dopo il risultato eccezionale del quarto trimestre 2006 (da alcuni attirbuito anche a imprecisioni dell’Istat) era scontato che i numeri del primo trimestre 2007 fossero bassi. L’Isae, istituto pubblico di ricerca, ha addirittura aggiornato al rialzo, +1,9-2,0%, la previsione sulla crescita nel 2008; nel secondo semestre vi sarà una «accelerazione» con «recupero della produzione industriale» (+0,6% stimato). Analoghi i giudizi degli analisti privati: per il secondo trimestre l’economia italiana ritroverà lo slancio, con una crescita del prodotto lordo dello 0,3% o 0,4%. L’incognita principale sono i consumi; se le famiglie diverranno più ottimiste, superando l’«affanno» lamentato ieri dalla Confcommercio, si può sperare anche in meglio.