La frenata dei congressi

02/12/2002

            1 dicembre 2002

            Ma tra luglio e dicembre le stime sono positive
            Nei primi sei mesi gli effetti di recessione e terrorismo riducono il fatturato del 22% e i pernottamenti del 28%
            La frenata dei congressi
            Prezzi in caduta libera nel settore alberghiero – Città d’arte e di mare le più colpite

            MILANO. Recessione e terrorismo. Un cocktail che ha colpito duramente il sistema congressuale nel corso del primo semestre 2002, anche se l’ultima parte del periodo ha evidenziato un trend in risalita che fa ben sperare. Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’Osservatorio congressuale italiano diretto da Attilio Gardini, responsabile del Master
            in gestione e sviluppo dei servizi turistici dell’Università di Bologna.
            Le difficoltà economiche hanno ridotto gli investimenti delle imprese, e per gli eventi internazionali si è sommato l’effetto 11 settembre.
            Sono quindi diminuiti gli incontri, si sono ridotti anche la durata dell’evento e il numero di partecipanti. Le ripercussioni sono state pesanti sui comparti delle sale, dei servizi ausiliari e dei trasporti, ma nettamente
            peggio è andata per gli alberghi, a causa dell’effetto moltiplicatore
            di meno partecipanti e periodi più brevi.
            Di fronte a questa situazione i due comparti hanno reagito in modo opposto: i centri congressuali hanno puntato sulla qualità, gli alberghi
            sui prezzi. Scelte che — nota l’Osservatorio — hanno premiato
            i primi. Vediamo qualche numero. Nel primo semestre 2002 ci
            sono stati 58mila incontri (con un calo dell’8% rispetto allo stesso periodo 2001), mentre i partecipanti sono stati 9,8 milioni (-7%). Più forte la diminuzione di giornate di presenza congressuale (il dato di 17,8 milioni indica un calo del 15%), ma si assiste a un vero e proprio crollo quando si prende in esame il numero di pernottamenti (87,5 milioni, quindi il 28% in meno del 2001) e il fatturato (2,8 miliardi, -22%), che risente dell’effetto
            congiunto di una diminuzione della produzione del 15% e dei prezzi del 7 per cento. La scomposizione di cui si è detto tra alberghi e centri congressuali indica una forte divaricazione: il fatturato congressuale
            degli alberghi si è quasi dimezzato (-40%), a causa di un drastico
            taglio ai prezzi accompagnato da una contrazione del 17% nelle presenze. Nei centri congressuali invece le presenze si sono ridotte del 9%, ma
            una diversa politica dei prezzi ha consentito di limitare i danni sul fronte del
            giro d’affari (-8%). Interessanti indicazioni arrivano però dalla scomposizione mensile dei dati, che quest’anno per la prima volta l’Osservatorio congressuale è stato in grado di rilevare. Emerge infatti un
            trend di miglioramento che per quanto riguarda la produzione parte da un -24% a gennaio e arriva a giugno con un segno positivo (+1%, malgrado gli alberghi siano ancora in flessione).
            C’è ottimismo quindi sulla seconda parte dell’anno, dove le prenotazioni ricevute sembrerebbero indicare una ripresa per entrambi i comparti.
            Per quanto riguarda le destinazioni, le località di mare sono risultate quelle maggiormente colpite dalla crisi, avendo perso la metà del loro giro
            d’affari, seguite dalle città d’arte (-30%). Per quel che riguarda invece il numero di incontri e le giornate di presenza, sono le città d’arte ad avere conseguito i risultati peggiori (si veda il grafico a fianco). Tra le grandi città, che in media hanno perso il 32% delle giornate di presenza e il 27% dei partecipanti, Firenze e Milano sono risultate le più colpite, ma anche Roma ha subito una flessione a due cifre. Soltanto Bologna e Napoli sono state capaci di mettere a segno comunque una variazione positiva.
            Una tendenza che — secondo l’Osservatorio — è riconducibile al timore di attacchi terroristici che ha spostato l’attenzione verso città di «secondo
            piano». Una definizione che non piacerà a napoletani e bolognesi.
            MARTINO CAVALLI
            HOTEL DI DESIGN