La formazione salva i «vecchi» contratti

07/06/2004


        sezione: NORME E TRIBUTI
        data: 2004-06-05 – pag: 25
        autore: LAURA DI PILLO
        LEGGE BIAGI • Lo schema di decreto legislativo con le modifiche e le integrazioni alle misure attuative della delega sul lavoro

        La formazione salva i «vecchi» contratti

        Individuata una soluzione per il regime transitorio: in attesa dei nuovi istituti, le imprese potranno stipulare fino a 16mila Cfl

        ROMA • Sedici articoli per chiarire alcuni degli aspetti più delicati della legge Biagi. Uno schema di decreto legislativo con una serie disposizioni correttive al Dlgs 276, che attua le deleghe su occupazione e mercato del lavoro. E di fatto mira a rendere più morbida la transizione verso la nuova normativa.

        Le novità più interessanti riguardano il "recupero" dei contratti di formazione lavoro (Cfl), le norme sulle sanzioni, la lotta al lavoro sommerso, soprattutto in edilizia.

        Il recupero dei Cfl. «Novità importanti — spiega il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi — poiché la riforma Biagi ha posto fine ai contratti di formazione lavoro, sostituiti in parte dal nuovo apprendistato e in parte da contratti di inserimento. Ci è parso giusto, data la progressiva entrata in vigore dei nuovi strumenti, consentire che almeno una parte dei contratti di formazione, autorizzati prima dell’entrata in vigore della legge, possa essere ora stipulata entro il 31 luglio».

          Recupero che avviene però entro limiti precisi e con un tetto massimo di 16mila contratti. «Tetto — conferma Michele Tiraboschi, direttore del Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi — stabilito nell’ambito di progetti formativi approvati dalle apposite commissioni sul territorio prima del 24 ottobre 2003 e che verranno stipulati entro il 31 luglio. Le parti chiedevano un po’ di più, cioè di contemplare anche progetti approvati dopo. Ma ci sono stati problemi di copertura finanziaria e non è stato possibile».

          Le sanzioni. In generale, il cambiamento rimanda all’accordo interconfederale del 13 novembre del 2003 sui contratti di formazione. Ma correttivi importanti riguardano anche le sanzioni. «Sono state sistemate, razionalizzate — spiega Sacconi — in modo che abbiano la loro funzione di deterrenza in una misura equa. Con chiarimenti opportuni. Per esempio laddove si consente che siano i consorzi di sole cooperative e non genericamente consorzi di imprese a realizzare per conto anche delle imprese associate le pratiche del lavoro. «Lo abbiamo fatto — sottolinea Sacconi — perché ci era stato segnalato che nascevano forme fittizie di consorzi al solo scopo di eludere l’impiego dei consulenti del lavoro».

            Sanzioni più pesanti sono previste per l’apprendistato, in caso di mancato adempimento sulla formazione (articolo 7). Che resta uno degli elementi cardine della riforma in vigore da appena sette mesi. Presto dunque per fare bilanci. «Questo è un primo decreto correttivo, uno più sostanzioso — annuncia Sacconi — potrebbe rivelarsi necessario verso la fine del biennio durante il quale la delega resterà aperta per correzioni». Entro 18 mesi infatti è in programma un confronto tra le parti sociali.

            La lotta al sommerso. Altre novità significative riguardano la lotta al sommerso nel settore dell’edilizia (articolo 15). Si introduce infatti l’obbligo di comunicare la nuova assunzione il giorno prima della data di instaurazione del rapporto di lavoro. «Abbiamo purtroppo assistito — spiega Sacconi — a un fenomeno diffuso, quello degli incidenti in edilizia nel primo giorno di lavoro. Vuol dire che questi operai molto spesso sono in nero e vengono regolarizzati proprio il giorno dell’incidente».

              Attuazione in cammino. Il nuovo schema di Dlgs detta chiarimenti anche sul ruolo delle unioni industriali, delle associazioni imprenditoriali e sindacali territoriali, che possono partecipare all’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Quanto alla disciplina del lavoro accessorio: l’articolo 12 sostituisce di fatto l’articolo 72 del decreto legislativo 276/03. Insomma il percorso attuativo delle Riforma continua come ha confermato ieri anche il Ministro del Lavoro, Roberto Maroni (si vedano i servizi a pagina 11). «Manca ancora la certificazione — spiega Tiraboschi — ma si sta per firmare l’ultimo decreto attuativo e la Borsa lavoro che sarà operativa in ottobre».