La formazione è la carta vincente

16/05/2002





Imprenditori concordi su due strategie: ridurre le rigidità, innovare gli ammortizzatori sociali e la riqualificazione
La formazione è la carta vincente
Chiesta maggiore libertà di assunzione e licenziamento – Salari differenziati per area geografica

Silvia Oliva
Il tema delle riforme del lavoro è al centro della discussione fra Governo e parti sociali ormai da diversi mesi. Una discussione che ha assunto toni spesso di scontro aspro, di presa di posizioni ideologiche. Ma qual è, su questi versanti, l’opinione degli imprenditori? Sui temi legati alle politiche da realizzare sul mercato del lavoro, al livello di contrattazione da preferire e alla necessità di contrattare le riforme con le parti sociali, gli imprenditori italiani si dimostrano compatti nelle preferenze espresse. Le indicazioni provenienti dal mondo imprenditoriale sono, quindi, molto chiare: mix tra flessibilità, formazione dei lavoratori e ammortizzatori sociali, decentramento delle decisioni in materia di contratti, apprezzamento dello strumento della contrattazione. Per quanto attiene le politiche del lavoro, è stato richiesto agli imprenditori di indicare un giudizio circa l’efficacia di alcuni possibili interventi pubblici. Il più elevato consenso è attribuito alla formazione continua dei lavoratori, ritenuto un intervento efficace dall’88,5% degli intervistati. Ad esso fanno seguito un maggiore raccordo fra scuola, lavoro e impresa (80,1%), la diffusione dei contratti a tempo determinato (79,8%, soluzione che registra però un minore accordo nel Nord Est (77,5%) e nel Sud: 69,2%), una maggiore libertà di assunzione e licenziamento (76,2%), le retribuzioni differenziate per area (70,9%, con consensi più significativi nel Nord Ovest: 73,1% e nel Nord Est: 73,7%). Più distaccati, poi, vengono l’innalzamento della soglia di applicazione dello Statuto dei lavoratori (63,2%), la partecipazione dei lavoratori alla gestione d’azienda, che dimostra come il tema della democrazia economia faccia una significativa presa anche fra gli imprenditori (ben 61,3%, in particolare nel Centro: 64,8%; e nel Sud: 64,1%). Infine, 4 imprenditori su 10 (44,3%) ritengono molto o abbastanza efficace una politica di sostegno ai redditi dei lavoratori disoccupati, con una massimo di consensi (51,7%) fatto registrare nel Mezzogiorno. Ne risulta, quindi, una graduatoria che sembra evidenziare come gli imprenditori ritengano necessario seguire contemporaneamente due diverse e complementari strade. Quella della minore rigidità nelle regole del mercato del lavoro e quella di un mix di interventi che preveda l’introduzione di ammortizzatori sociali, purché legati a elementi che favoriscano la professionalità e la riqualificazione dei lavoratori. Uno degli aspetti in discussione fra le parti sociali è la revisione dei livelli di contrattazione. Oltre la metà degli interpellati (56,8%) auspica il doppio livello di contrattazione, dove vi sia una parte nazionale limitata e, invece, una grande autonomia a livello territoriale e aziendale. Soluzione che trova un maggiore gradimento proprio nelle aree di piccola impresa, come il Nord Est (59,0%) e il Centro (60,2%). All’opposto, troviamo le due posizioni antitetiche. Da un lato, poco meno di un terzo degli imprenditori (30,6%) preferirebbe disporre di un solo livello di contrattazione, quello aziendale e territoriale. Posizione assunta, in particolare, dagli imprenditori del Nord Ovest (34,4%) e del Mezzogiorno (32,1%). Tale opinione conosce una relazione inversa rispetto alla dimensione aziendale: tra gli imprenditori titolari di imprese con un numero di dipendenti compresi tra 10 e 19, il 32,2% vorrebbe piena autonomia nella contrattazione. Questo dato scende, però, al 15,4% per le imprese con più di 100 addetti. Dall’altro lato, un gruppo minoritario (12,6%) di interpellati considera come migliore l’esistenza di un solo livello nazionale, in particolare fra i titolari d’impresa del Sud (17,0%).

Giovedí 16 Maggio 2002