La flessibilità spacca l’Unione

07/10/2005
    giovedì 6 ottobre 2005

    pagina 6

    POLITICA

    La flessibilità spacca l’Unione

      Treu salva la legge 30. Bertinotti: «Va abrogata». Prodi alla ricerca del compromesso

        GIOVANNA FERRARA

          Si sono fatte vicine per l’Unione le primarie e sulle «cose importanti», quelle sulle quali «bisognerà trovare un compromesso» prima delle politiche del 2006, cominciano a sentirsi voci diverse. E diverse intonazioni. Parte del sipario ieri si è alzato sulla questione lavoro, unico vero tavolo di trattativa aperto nel centro sinistra. L’ex ministro Treu, autore della omonima legge che introdusse il lavoro interinale e da molti considerata come l’anticipazione della legge 30, dalle pagine del Sole 24 ore spiega «noi non demonizziamo le norme della legge 30, alcune le riscriveremo altre le abrogheremo», aggiunge di «trovare lodevole l’obiettivo di quella legge, cioè di evitare l’ipocrisia» e corregge con un modesto «ma non sta funzionando».

            Toni completamente diversi per Fausto Bertinotti che tra le priorità del prossimo probabile governo di centro sinistra mette non solo l’abrogazione della legge 30, ma anche del pacchetto Treu e della normativa che ha liberalizzato i contratti a termine: «Il pacchetto Treu lo abbiamo votato anche noi nel tentativo di mettere dei paletti alla flessibilità, ma il sistema economico ha trasformato la flessibilità in precarietà. Oggi vogliamo cancellare tutte e tre le leggi e siamo disponibili a confrontarci con l’Unione. Per me non c’è nulla nella legge Biagi che possa essere salvato: è una normativa che crea solo un lavoro povero e precario». Il programma che il segretario di rifondazione comunista immagina per la coalizione è fatto di un’Italia «deprecarizzata», perché «quella della precarietà è la più grande questione dei nostri giorni».

              Le posizioni sono distanti, serve avvicinarle. Ed è (fisiologicamente) il candidato premier del centro sinistra Romano Prodi a tentare le prime prove di omogneità. Al Professore non piace l’uso indiscriminato di forme contrattuali precarie, che «stanno distruggendo una generazione». «I nostri giovani non riescono a metter su famiglia. E chi ha un contratto a progetto non è in grado di progettare un figlio», spiega Prodi con un gioco di parole. Ma non parla di abrogazione per la legge 30. Si limita a un «andrà profondamente rivista». Anche il rappresentante Ds al tavolo Cesare Damiano ammette di non seguire «lo slogan della cancellazione», ma sottolinea come urgente la necessità di far tornare l’idea che il lavoro a tempo indeterminato è la forma normale di lavoro. Per l’esponente della Quercia il ricorso alla flessibilità (sotto la quale raggruppare le diverse forme contrattuali) deve essere unicamente motivato dalla circostanza che «eccezionali richieste di mercato non riescono a essere soddisfatte dai lavoratori presenti nell’impresa». E per fare questo la ricetta è sinergica: ridurre degli strumenti con i quali si precarizza, reintrodurre lo sconto fiscale per le imprese che assumono a tempo indeterminato, rendere il costo del lavoro flessibile «maggiore o uguale» a quello del lavoro stabile. Ma «maggiore o uguale» non sono sinonimi. Per Paolo Ferrero di rifondazione comunista «è necessario che le prestazioni precarie costino di più delle altre. Devono essere non convenienti per le imprese». Ma l’intuizione di Treu è diversa, visto che l’ex ministro parla invece di «un avvicinamento tra i costi del lavoro a progetto a quello del lavoro subordinato». «Sul punto è del tutto evidente che non ci può essere un incontro a metà strada», commenta Ferrero, che aggiunge:«Sarà l’oggetto dei prossimi due mesi di discussione. Ma sono fiducioso, perché a differenza del ’97, quando c’era chi voleva aumentare e chi voleva diminuire le forme di flessibilità, oggi nell’Unione siamo tutti per una riduzione». Anche il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi si dice ottimista sulla possibilità che si trovi una soluzione all’interno dell’Unione e ricorda: «Noi come sindacato abbiamo presentato cinque proposte a riguardo, ma tutte mirano all’abrogazione della legge 30».