La flessibilità minaccia le pensioni

10/06/2003

      marted’ 10 giugno 2003

      La flessibilità minaccia le pensioni
      Monito di Prodi: «La discontinuità degli impieghi pregiudica la copertura previdenziale»

      Raul Wittenberg

      ROMA Se l’aumento dei contratti atipici accresce la flessibilità del mercato del lavoro, non si può trascurare la circostanza che la discontinuità dell’impiego e i ridotti oneri contributivi pregiudicano seriamente la copertura previdenziale dei giovani che per questa strada entrano nel mondo produttivo. Il presidente della Commissione Europea Romano Prodi pone il problema in un convegno dell’Abi sulla responsabilità
      sociale dell’impresa, richiamando per l’appunto gli imprenditori ad un dovere civile: quello di avvertire le persone assunte con questi contratti, sulle ricadute negative che essi avranno sulla loro futura pensione. Intanto è sempre aperto il dibattito nella maggioranza sul tipo di interventi per scoraggiare i pensionamenti anticipati di anzianità.
      Interventi osteggiati minacciosamente dalla Lega, che però dopo il ballottaggio per le elezioni amministrative si presenta indebolita alla verifica di maggioranza, e prende
      fiato il partito dei disincentivi. Il più gettonato sembra il calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa di chi va in pensione di anzianità, che subirebbe un taglio del 20-25%.
      Ma torniamo a Prodi. Gli imprenditori – osserva il presidente della Commissione europea – «hanno il dovere di insegnare le conseguenze della flessibilità a coloro che
      lavorano in modo flessibile o che sono Co.Co.Co. (collaboratori continuativi).
      Queste nuove forme – riconosce Prodi – sono interessanti perchè la società è più flessibile, ma poi bisogna dire a questi ragazzi che cosa si troveranno in mano quando
      arriva l’età della pensione. Io mi pongo sempre i problemi di lungo periodo e quindi anche il problema del costo delle pensioni, ma attenzione – sottolinea – ce li dobbiamo
      porre anche per le pensioni di questi nuovi contratti. Altrimenti sminiamo una parte della società e mettiamo delle mine nel campo del vicino. Ecco allora cosa vuol dire la responsabilità sociale dell’impresa».
      Riguardo alla verifica di maggioranza annunciata per questa settimana, pare certo che sul tavolo ci sarà il dossier previdenza con una serie di ipotesi contro i pensionamenti
      anticipati, nella direzione di accelerare la riforma Dini. Una opzione è l’estensione del contributivo per raggiungere un maggiore equilibrio, correggendo la norma che lo esclude per coloro che nel 1995 avevano oltre 18 anni di servizio.
      Sarebbero a rischio i lavoratori che oggi hanno 25 anni di contributi. Per essi finora c’era stata l’ipotesi che anche a loro si applicasse il calcolo contributivo per gli anni successivi alla riforma (pro rata, ad esempio dal 1996 o dal 2004).
      La novità sarebbe invece che il contributivo si calcola sull’intera vita lavorativa, con una pensione ridotta del 20-25%. Si pongono però problemi di tutela dei diritti acquisiti, per cui tutto rischia di saltare con una sentenza della Corte Costituzionale.
      Un’altra opzione è quella del ripristino del divieto di cumulo, da poco cancellato, per chi ha lasciato il lavoro per i raggiunti requisiti contributivi. Le altre ipotesi di lavoro
      sono una tassa sulle pensioni di anzianità con una addizionale Irpef per esempio del 20%, il part time per chi ha maturato i requisiti per l’anzianità e il prolungamento delle
      finestre per andare in pensione.
      Ma il sindacato non ci sta. Ad esempio il leader della Cisl Savino Pezzotta ha detto che la strada dei disincentivi non è percorribile.