“La flessibilità del più forte”

21/11/2001



 
   


21 Novembre 2001



 




"La flessibilità del più forte"
INTERVISTA
Le conseguenze del Libro bianco. Parla Donata Gottardi, docente di diritto del lavoro
AL. B.

Il governo di centrodestra va avanti con il Libro bianco e chiede al parlamento un’ampia delega per introdurre nuovi lavori atipici. Arriva la flessibilità in dosi massicce, articolata in una moltitudine di contratti diversi – lavoro a progetto, lavoro a chiamata, occasionale, accessorio, a termine, in affitto, a part time flessibile – che porta sempre più vicino all’idea berlusconiana di contratto individualizzato. Di fronte a questa giungla vale la pena di interrogarsi su quali saranno i possibili esiti per le lavoratrici. Da decenni ormai si discute infatti dell’esistenza di un modo differente di considerare il lavoro, da parte di lavoratrici che hanno compiti di cura, ma anche di altre o di altri che semplicemente vorrebbero dire basta al modello maschile delle otto ore per cinque giorni alla settimana, e avere più libertà di organizzare il proprio tempo. Abbiamo chiesto a Donata Gottardi, docente di diritto del lavoro all’università di Verona e viceconsigliera nazionale di parità, di aiutarci a capire quale impatto hanno i progetti del ministro Maroni sull’annosa questione della flessibilità scelta.

Se le proposte del governo arriveranno in porto, a che punto saremo rispetto alla possibilità per le persone di scegliere tempi di vita e tempi di lavoro?

Su questo tema emerge chiaramente come il Libro bianco sia subdolo. Apparentemente viene infatti ampliato i ventaglio delle opzioni e in alcuni casi la lavoratrice o il lavoratore potrebbe davvero trovare migliorare la propria posizione. Ma il punto è che, dopo la cura voluta da Maroni, solo una lavoratrice o un lavoratore forte sarà in grado di scegliere e di contrattare la sua scelta con l’azienda. Perché questa è l’operazione sostanziale del Libro bianco: lo smantellamento del diritto del lavoro come lo abbiamo inteso finora, cioè di quella serie di tutele a favore delle parte più debole nel contratto di lavoro. Certo i lavoratori non sono più massificati e molte donne sono oggi in grado di emergere da sole. Ma c’è ancora una larga fascia di persone che è debole sul mercato del lavoro – magari solo in alcuni momenti, come la fase della cura – e che non avrà nessun vantaggio da una flessibilità lasciata in mano alle aziende.

Il Libro bianco interviene sul part time, un contratto che non è mai decollato, malgrado una riforma recente…

L’esigenza di tornare ancora sulla legislazione che regola il part time in effetti era sentita. Occorre riconoscere che il decreto di un anno e mezzo fa è molto corposo e le aziende hanno continuato a prendere poco in considerazione questa forma di lavoro considerandolo un contratto con costi troppo elevati. Ma il Libro bianco declina il problema dando via libera alle imprese sulle cosiddette clausole elastiche, cioè permettendo al datore di lavoro di imporre cambiamenti anche improvvisi di orario e di durata. Così non può funzionare, perché la maggior parte di quelle o quelli che scelgono il tempo parziale fa anche altro nella vita: lavoro di cura o formazione, ma comunque in genere attività che hanno orari precisi. Il part time, che prima era poco diffuso perché poco compatibile con le esigenze delle aziende, continua così a essere poco diffuso perché diventa incompatibile con la vita degli individui.

E’ allora qual è la soluzione?

Bisognerebbe distinguere di più situazioni diverse – tra l’altro possono anche esistere imprese che hanno necessità di stabilizzare e non di flessibilizzare il part time – e pensare per esempio a incentivi: offerti al lavoratore per consentirgli di rendersi più flessibile e alle aziende per sostenere articolazioni di part time che tengano conto delle esigenze di chi lavora. La legge sui congedi parentali ha introdotto un finanziamento che permette già di sperimentare questo secondo tipo di incentivo. Ma chi propone il Libro bianco ha tutta un’altra filosofia, promette grandi risparmi proprio togliendo regole e semplificando. E’ chiaro che quando il soggetto pubblico rinuncia a intervenire e a regolamentare i risparmi si fanno in fretta.

Andiamo insomma verso una legislazione minima sui rapporti di lavoro?

Il documento del governo parla esplicitamente di "soft law". L’idea è quella di rendere molto più leggero il diritto del lavoro. Questa operazione avviene facendo un uso distorto delle norme europee e si intreccia esplicitamente con la questione del federalismo: la legge nazionale diventa minima, perché si pensa che si faranno leggi regionali. Ma questo è un passo pericoloso perché nelle diverse regioni italiane si avrebbero prevedibilmente livelli di tutela molto diseguali.