La flessibilità contrattuale riduce il reddito delle famiglie

22/11/2001


GIOVEDÌ, 22 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 36 – Economia
 
IL DOCUMENTO
 
I risultati di una ricerca Acli sui lavoratori parasubordinati
 
La flessibilità contrattuale riduce il reddito delle famiglie
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO


Roma. La flessibilità nuoce al reddito familiare. Possono garantirlo le prime famiglie italiane composte prevalentemente o totalmente da lavoratori parasubordinati. Una famiglia che può contare per oltre i due terzi del reddito sulle sole collaborazioni vive in media con due milioni e 250mila lire nette al mese. Lo si legge in una ricerca AcliEurisko, che verrà presentata sabato prossimo a Verona, in occasione del lancio di un «Manifesto dei nuovi lavori». Per ora famiglie come queste sono ancora relativamente poche (354mila, pari al 2,3 per cento del totale delle famiglie italiane), ma — alla luce dei provvedimenti del governo a favore di una maggiore flessibilità contenuti nella delega sul mercato del lavoro — la quota è destinata a crescere.
Nello studio delle Acli, che hanno deciso di gettarsi a capofitto nel mondo dei lavori atipici, c’è un tabella significativa che dice: le famiglie con reddito prevalente da lavoro subordinato (le 354mila di cui sopra) sono per il 69,2 per cento al Sud, l’area dove non a caso c’è la maggiore disoccupazione. Nel NordOvest sono soltanto il 3,8 per cento, nel Nord Est il 7,7 per cento, nel CentroItalia il 19,3 per cento.
La ricerca delle Acli svela poi un dato non scontato. Il 65 per cento delle famiglie interpellate ritiene che il suo reddito mensile complessivo sia adeguato a far fronte ai bisogni dei suoi componenti. Tra coloro che sono insoddisfatti (35 per cento) emerge una forbice tra i poli del Nord Ovest (le famiglie più ricche) e del Sud (quelle più povere). Qui tirano avanti in media con 2,7 milioni netti e al mese e si accontenterebbero di 3,2 milioni per far fronte a tutte le esigenze familiari, là hanno un reddito medio di 4,1 milioni al mese e aspirano ad un reddito di 4,8 milioni al mese. In sintesi, un terzo delle famiglie italiane vorrebbe un reddito superiore del 17,7 per cento.