La flessibilità continua a dividere il sindacato

15/11/2002




          15 novembre 2002

          ITALIA-LAVORO
          La flessibilità continua a dividere il sindacato
          A.Ba.


          MILANO – Tutti d’accordo sull’importanza di aumentare il tasso di attività. Ma i sindacati restano divisi sugli strumenti per raggiungere l’obiettivo, al punto che i pareri coincidono solo quando si parla di pensioni: l’invito di Bruxelles ad alzare l’età, a riformare il sistema previdenziale, è inaccettabile. «La riforma delle pensioni ha funzionato – dice Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl – e non c’è alcun motivo per cambiare il sistema». E Paolo Nerozzi, che ha lo stesso ruolo in Cgil, afferma deciso che «il sistema previdenziale va bene così com’è stato riformato». Bonanni è certo che il tasso di attività dagli anziani crescerà grazie al cumulo più esteso tra reddito e pensione previsto in Finanziaria. «Abbiamo chiesto questa misura – dice – e siamo certi che contribuirà a mantenere al lavoro gli anziani, anche se il limite di 58 anni con 37 di anzianità andrebbe abbassato perché molti lavoratori hanno cominciato da giovanissimi e quindi non ne hanno diritto». Bruxelles ha indicato la strada delle riforme strutturali per aumentare l’occupazione nel Mezzogiorno. Il riferimento è anzitutto alla flessibilita anche se la Ue avverte: «Occorre evitare il rischio di marginalizzazione». I sindacati apprezzano. «Notiamo con piacere – dice Nerozzi – che secondo la Commissione i problemi non si risolvono con la flessibilità. Basta applicare quella introdotta dal pacchetto Treu. Al Sud servono piuttosto interventi sull’innovazione, sulla qualità, come si è fatto per il polo di Catania». L’approccio della Cisl è radicalmente diverso. «La flessibilità serve, soprattutto per le donne e i giovani: i Paesi che hanno un alto tasso di attività, come l’Olanda, hanno modelli molto flessibili. L’importante è che le misure siano contrattate nei vari settori, concordate con il sindacato. La Cisl è favorevole anche a rafforzare la contrattazione decentrata. Oggi le buste paga sono leggere al Nord e pesanti al Sud e le paghe vengono "riequilibrate" con il nero». La Cisl incassa il buon giudizio del commissario Anna Diamantopoulou sul Patto per l’Italia che «in parte colma le lacune sulle riforme, specialmente nel Mezzogiorno». La valutazione è comunque sospesa: «Resta da vedere – ha detto la Diamantopoulou – se tutte le misure annunciate saranno attuate, viste le ristrettezze di bilancio». Un’avvertenza che Nerozzi rivendica: «Fin dall’inizio abbiamo detto che non c’erano risorse sufficienti. In ogni caso, il Patto è sbagliato, inefficace e a tratti ridicolo».