La flessibilità «conquista» i giovani

03/03/2003




Domenica 02 Marzo 2003
La flessibilità «conquista» i giovani

Task 2003 – I ragazzi in cerca di occupazione si confrontano con le nuove forme di lavoro: interinale, job on call, staff leasing


MILANO – Su e giù per i cinquanta stand per lasciare un curriculum o avere un colloquio, poi un salto in una sala per seguire un seminario e scoprire nuovi lavori, aziende e opportunità. Sono curiosi e aperti i giovani di Task 2003, non vogliono farsi sfuggire nessuna occasione e si affacciano a un mondo del lavoro pieno di novità, con forme di lavoro flessibile che ieri o l’altro ieri non c’erano (interinale, job on call, part time, staff leasing, job sharing). Lo fanno senza paura, con un approccio inevitabilmente legato all’ingresso nel mondo del lavoro. Si parla poco di «posto fisso»: l’ambizione è rimandata nel tempo ma l’idea di cambiare, di affrontare sfide nuove piace anche quando si pensa al futuro. Nicoletta, 26 anni, è fresca di Bocconi. «Le esperienze brevi o gli stage mi sembrano il miglior modo per iniziare, inserirsi e conoscere davvero un lavoro». Gianluca, 31 anni, con molte piccole esperienze e una laurea Bocconi in tasca, non vede l’ora di cominciare. «Mi sembra che questi strumenti, come il lavoro temporaneo o altre forme flessibili, permettano all’azienda di capire il vero valore di una persona, senza una selezione basata solo su età e titoli ma con un periodo di lavoro». Maria, 27 anni, conosce i cambiamenti. È partita da Nola, in provincia di Napoli, con una laurea in lingue e a Milano la sua vita si è ribaltata: lavora all’ufficio fornitori di una grande azienda di ingegneria chimica. «Ho cercato un impiego con le agenzie interinali ma l’unico di un certo respiro, di sei mesi, era questo, una cosa che non avrei mai immaginato nella mia vita. Invece, ho trovato un buon ambiente, ho imparato molto e adesso ho un altro contratto di un anno». Anche Luca, 27 anni, da Reggio Calabria, fa esperienza in attesa di trovare la sua strada. «Ho un impiego temporaneo a Milano e faccio assistenza ai clienti di una finanziaria, in un call center. Sono laureato in economia e punto ad altro ma è comunque una buona esperienza, come gli stage che ho fatto in banca: certo, in futuro vorrei una maggiore sicurezza». Marco si è rimesso in gioco completamente a 25 anni. È partito da Lecce destinazione Milano, dove adesso segue un corso di tecnico programmatore. «Ho lasciato i miei amici al bar e ho fatto 1.200 chilometri. Dopo il corso sono sicuro al 90% di trovare un posto o lavorare come co.co.co. La flessibilità, soprattutto nei primi periodi, è un’occasione». Nell’aspetto tutto lo accomuna agli altri giovani visitatori di Task, ma in realtà Daniele, 26 anni, non è alla ricerca di un lavoro. È un "imprenditore" o meglio un "socio lavoratore", da quando quattro anni fa ha lasciato l’università e ha creato una cooperativa di trasporto. Idee chiare, sulla sua vita come sul mercato del lavoro e sulla flessibilità «perché – dice – se dovessi prendere un appalto di facchinaggio, lo job on call sarebbe la formula migliore». Ma Daniele al Task non è solo osservatore: «Sto lasciando qualche curriculum – spiega -. Il mio lavoro mi lascia del tempo per fare qualche collaborazione». Alessandra, 25 anni, ha da poco finito gli studi e il suo primo lavoro l’ha visto concretizzarsi in uno stage. «È un buon modo per cominiciare – dice – e per ora va bene: la speranza è che si trasformi nel tempo in una possibilità più concreta». Valentina, 22 anni, studentessa di Lettere moderne ma anche disegnatrice web, consulta il sito internet della Manpower «perché – spiega – il lavoro interinale è un buon trampolino di lancio». Ma non solo: una buona opportunità secondo lei sono anche gli stage e sulla flessibilità dà una valutazione positiva perchè «permette al lavoratore di sperimentare diverse mansioni e di conoscere differenti settori. L’importante è poter scegliere conoscendo il più possibile». E che la flessibilità «all’inizio è fondamentale», è l’opinione pure di Pierluigi, 24 anni, ingegnere meccanico di Catania. «È giusto – chiarisce – che un’azienda prima di assumere conosca bene un dipendente. Allo stesso modo è giusto fare esperienze diverse senza fermarsi alla prima occasione, solo perché si allettati da uno stipendio fisso». E sul mercato meridionale dice: «per far crescere l’occupazione al Sud l’unica strada è incentivare la crescita dell’imprenditoria».
ALESSANDRO BALISTRI
SERENA UCCELLO