La Fiom va da sola al contratto

17/09/2002

            17 settembre 2002


            La Fiom va da sola al contratto
            Rottura con Fim e Uilm «sulla democrazia». Due piattaforme


            CARLA CASALINI


            L’autunno dei contratti si apre con una nuova rottura tra i sindacati metalmeccanici: il comitato centrale della Fiom ieri ha deciso col voto (sette astenuti, nessun contrario sul documento presentato dalla segreteria nazionale) che per il rinnovo contrattuale presenterà una piattaforma separata da Fim e Uilm. Più che una nuova rottura, la decisione segna un aggiornamento, la nuova puntata di una separazione già consumata nel precedente contratto nazionale metalmeccanico dall’accordo separato di Fim e Uilm con gli imprenditori della Federmeccanica, poi dall’accordo separato sulla vertenza Fiat. Vicenda inserita in una lunga serie di divisioni che coinvolgono direttamente Cgil, Cisl, Uil, il loro diverso giudizio sulla pericolosità del modello economico e sociale, per il lavoro, la democrazia, voluto dalla Confindustria e dal governo di destra, che portò le confederazioni all’accordo separato sui contratti a termine, agli albori dell’era berlusconiana, e da ultimo alla firma del Patto per l’Italia di Cisl e Uil.

            Primo, la democrazia

            La rottura sul precedente contratto metalmeccanico segnò soprattutto uno strappo di fondo proprio sulla questione democratica: Fim e Uilm, infatti, rifiutarono di sottoporre il testo dell’accordo separato – che cambiava la piattaforma unitaria iniziale, approvata dai lavoratori – al voto nelle fabbriche. La decisione di partire da soli, oggi, dicono alla Fiom, origina da questo punto ineludibile: «Una decisione inevitabile», premette il leader della Fiom Gianni Rinaldini. «Le differenze con Fim e Uilm sono enormi – precisa il segretario nazionale Giorgio Cremaschi, coordinatore delle politiche contrattuali – ma noi abbiamo rotto sulla democrazia: senza il voto delle lavoratrici e dei lavoratori non si può pensare ad alcuna mediazione tra sindacati».

            Rinaldini ripercorre la sequenzatemporale e politica della vicenda metalmeccanica: «Già da mesi avevamo verificato che non c’erano le condizioni per una piattaforma unitaria, sia sul referendum a cui vanno sottoposti gli accordi, che per noi è una priorità assoluta, sia sul merito delle rivendicazioni da avanzare alla Federmeccanica». Dirimente, per la Fiom, è la difesa, «anzi il rafforzamento», del contratto nazionale come fondamento ineliminabile di diritti universali, garanzia di base di condizioni simili sia per chi lavora nelle grandi che nelle piccole imprese (dove manca la contrattazione aziendale). Dirimente il salario, il recupero del potere d’acquisto, già elemento di rottura nell’altro contratto.

            I dirigenti della Fiom si muovono confortati, già in premessa, dalle decisioni dell’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati del 3 luglio scorso. Che chiedeva, per il nuovo contratto, «regole democratiche certe e non soggette alle diverse valutazioni dei gruppi dirigenti sindacali, voto libero e segreto di tutti i lavoratori sulla piattaforma e sull’accordo finale, nonché un percorso vero di partecipazione dei lavoratori nella elaborazione delle richieste». E sui «diritti» sottolineava il ruolo cruciale del contratto nazionale «che non può essere ridimensionato o sostituito con pratiche mercantili in enti bilaterali», la difesa «dell’art.18 e di tutto lo Statuto dei lavoratori».

            Salario e precarietà

            «Deve essere sanata la ferita dell’accordo separato», sottolineava l’assemblea di luglio, giacché Fim e Uilm si sono impegnate a non chiedere nella prossima tornata contrattuale il pieno recupero dell’inflazione per i primi 6 mesi del 2001 (circa 18mila lire in meno), un segnale di destabilizzazione del contratto nazionale come strumento legittimo di recupero del potere d’acquisto. Oggi, nella piattaforma della Fiom si prevede il recupero integrale dell’inflazione per il passato biennio 2001-2002, per il quale il tasso programmato complessivo era stato fissato al 2,9% mentre l’inflazione reale ha galoppato attorno al 6%. E per 2003-2004 un aumento di salari e stipendi che non accetta più come riferimento il tasso d’inflazione programmata, anzi è «molto distante» dalla cifra fissata dal governo, e in aggiunta «una quota di produttività del settore».

            Insomma la richiesta salariale sarà «molto più alta di quella precedente, che prevedeva un aumento medio di 135mila lire»: gira la voce che la cifra richiesta sarà quasi doppia, dalla segreteria non confermano né smentiscono. Gianni Rinaldini però sottolinea, e il documento sindacale per la prima volta sancisce, che «la politica dei redditi per noi è conclusa». Nel comitato centrale si è aperta anche la discussione su eventuali aumenti «uguali per tutti». Altro punto centrale della piattaforma Fiom la «lotta alla precarizzazione», una «operazione inversa a quella trionfante in questa fase»: si pensa alla fissazione di un limite temporale, oltre il quale un lavoratore a termine diventi fisso. Ancora, l’orario: per la «formazione» si vogliono rilanciare le 150 ore, e altre riduzioni.

            La bozza di questa piattaforma «sarà costruita sul massimo di partecipazione dei lavoratori»: assemblee di fabbrica, e di delegati provinciali, poi referendum, e infine «assemblea nazionale della Fiom a fine ottobre».