La Fiom in Abruzzo cerca una difficile chiusura unitaria

15/04/2010

Nessun passo in avanti, nessuna riconcialiazione: le critiche alla gestione Epifani restano tali e quali a quelle esposte nella mozione presentata per il prossimo congresso Cgil. Nessuno si aspettava un Gianni Rinaldini pacificatore al congresso nazionale della Fiom aperto ieri a Montesilvano, Pescara. E così è stato. Il leader delle tute blu non fa sconti, non risparmia critiche. Gioca in casa, e ai suoi delegati parla di crisi, di Fiat, di attacco all’articolo 18, di democrazia sindacale, in generale di tutti i fronti aperti nell’ultima stagione sindacale. Ma le parole più pesanti, almeno in questo momento, sono quelle che il sindacalista riserva alla Cgil, e al ruolo che Corso Italia ha giocato dopo la firma dell’accordo separato del 22 gennaio. Per Rinaldini, gli errori fatti dalla Cgil hanno rischiato di portare allo «scardinamento» della confederazione sindacale. «Rimango assolutamente convinto – sostiene – che, a fronte di un accordo separato confederale sul sistema contrattuale, la risposta della Cgil doveva essere di natura confederale, facendo della democrazia, del voto dei lavoratori, anche in presenza di posizioni diverse, aspetto dirimente dei rapporti con le altre organizzazioni sindacali e di opposizione sociale nel Paese. Delegare alle categorie la risposta – argomenta – senza neanche definire le regole democratiche, non porta allo scardinamento della confindustria e del governo, ma corre il rischio di portare allo scardinamento della confederalità». Così passano in secondo piano i fischi della sala ai leader di Fim e Uilm, che quell’accordo lo hanno sottoscritto, e diventa facile profeta Fausto Durante, segretario nazionale delle tute blu e sostenitore della mozione Epifani (il documento vincente all’interno della confederazione manon nella Fiom): «La relazione di Rinaldini non apre alla possibilità di una conclusione unitaria del congresso
della Fiom». Separati in casa. Adesso l’attesa è per le risposte che fornirà il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che interverrà oggi. Sono molte le cose che Rinaldini recrimina, a cominciare da un’opportuna opposizione sociale al patto tra Confindustria e governo: «Un’opposizione sociale – dice – fondata sulla riappropriazione della piena autonomia negoziale e rivendicativa del sindacato, e non sulle compatibilità che altri definiscono». Perché oggi «concertazione e politica dei redditi rappresentano una fase conclusa e non riproponibile». E se il futuro è «il sindacato europeo» – fondato su contrattazione, regole democratiche, regole di organizzazione – il rilancio passa dal piano per lavoro. La Fiom ne propone uno e chiede a Corso Italia di farlo proprio: «Il blocco dei licenziamenti, gli ammortizzatori sociali e la politica industriale siano assunti dalla Cgil per aprire un confronto con il governo e Confindustria. Un piano del lavoro in grado di essere terreno unificante delle tante lotte e presidi che ci sono nel Paese». Applausi. Adascoltarli anche Antonio Di Pietro (Idv) e Paolo Ferrero (Prc). Applausi anche quando il sindacalista parla di Fiat, di sciopero e presidio su Ddl Lavoro e art.18. Applausi quando la critica si sposta ai partiti di sinistra: «Troppo spesso ci domandano
perché un operaio si iscrive alla Fiom e poi vota Lega Nord. Capovolgerei la domanda alla sinistra – chiude Rinaldini – dovrebbe interrogarsi sul perché il lavoratore non li vota, ma si iscrive alla Fiom».